Stop alla propaganda russa in Italia
Dal febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione europea si è trovata a fronteggiare una guerra di disinformazione, oltre a quella militare. Il Cremlino da subito ha utilizzato canali mediatici come Russia Today per condurre una campagna sistematica di propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica europea, a sostegno della propria aggressione militare.
Per contrastare questo fenomeno, l’Unione Europea ha adottato il Regolamento 833/2014 che vieta di diffondere o contribuire a diffondere i contenuti di 32 soggetti in quanto emittenti, testate e piattaforme direttamente gestite o coordinate dai servizi di intelligence russi. La legittimità del divieto, anche rispetto alla libertà di espressione e di informazione, è stata confermata dal Tribunale dell’Unione europea nella causa T-125/22.
Il Regolamento è direttamente applicabile in Italia, ma spetta a ogni Stato membro individuare l’autorità competente e stabilire le sanzioni per chi lo viola. A distanza di quattro anni dall’inizio del conflitto, l’Italia non lo ha ancora fatto. Lo scorso ottobre il Ministero dell’interno lo ha riconosciuto ufficialmente, ammettendo che le Forze dell’ordine possono soltanto informare gli organizzatori di eventi di propaganda russa dell’esistenza della norma europea, senza alcun potere di intervento.
Il risultato è un vuoto di applicazione che dura da anni. Solo nell’ultimo anno, fino a maggio 2026, sono state censite 205 violazioni sul territorio italiano, di cui 181 portate a termine indisturbate, un tasso di penetrazione dell’88%. A giugno 2025 sono stati mappati anche mega manifesti abusivi di Russia Today a Roma, Bologna e Milano. Una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, la causa C-67/25, ha inoltre chiarito che la responsabilità colpisce chiunque renda disponibili i contenuti vietati, indipendentemente dal fine di lucro e dalla durata della diffusione.
Criticità
✘ Nessuna autorità designata
A differenza di altri Stati membri, l’Italia non ha individuato l’autorità nazionale incaricata di far rispettare il divieto europeo, né ha stabilito le sanzioni per chi lo viola. Il regolamento resta quindi privo di un soggetto che possa farlo applicare concretamente, sia online che sul territorio.
✘ Forze dell'ordine senza poteri reali
Davanti a eventi, proiezioni e campagne di propaganda russa, la Polizia può soltanto informare gli organizzatori dell’esistenza della norma europea. Non esiste alcuno strumento che consenta di vietare l’iniziativa o farla cessare, né di intervenire sulla diffusione online dei medesimi contenuti.
✘ Centinaia di violazioni indisturbate
L’assenza di enforcement ha permesso che dal 2022 a oggi si tenessero centinaia di eventi di propaganda russa sul territorio nazionale, oltre a manifesti abusivi nelle principali città. Il fenomeno riguarda anche le entità speculari, siti e canali che replicano i contenuti vietati con marchi o infrastrutture diverse per aggirare i blocchi già esistenti in altri Paesi europei.
Le nostre proposte
✓ Definire in modo chiaro chi è responsabile
Chiediamo che la responsabilità si applichi a chiunque diffonda i contenuti vietati, senza lasciare zone grigie. Non deve contare se chi lo fa persegue uno scopo di lucro, né per quanto tempo il contenuto resta disponibile. Il divieto deve colpire anche le entità speculari, create apposta per aggirare i blocchi mantenendo contenuti, marchio o infrastruttura del soggetto sanzionato.
✓ Un sistema sanzionatorio a doppio binario
- Per la propaganda diffusa online e in TV, l‘Autorità per le garanzie nelle comunicazioni deve diventare il punto di riferimento unico per televisioni, radio, piattaforme di condivisione video e rete internet, con il potere di ordinare la rimozione dei contenuti o la disabilitazione dell’accesso entro 24 ore, e sanzioni da 30.000 a 300.000 euro per chi viola il divieto.
- Per gli eventi fisici, come proiezioni, incontri e manifestazioni, la competenza deve passare alle prefetture, che potranno vietare l’iniziativa o farla cessare se già in corso, con sanzioni da 10.000 a 100.000 euro a carico degli organizzatori. Le Forze di polizia e i servizi di sicurezza dovranno avere l’obbligo di segnalare tempestivamente le violazioni a entrambe le autorità.
✓ Tutelare la libertà di informazione, senza nuovi costi per lo Stato
Non vogliamo censurare le opinioni, ma colpire esclusivamente gli strumenti di propaganda di uno Stato in guerra di aggressione. Devono restare espressamente escluse dal divieto la cronaca giornalistica, la critica e discussione politica, la ricerca accademica e indipendente.
La misura non deve comportare oneri aggiuntivi per lo Stato, poiché amministrazioni e autorità utilizzeranno le risorse già disponibili, e va accompagnata da un obbligo di trasparenza: ogni anno AGCOM e Ministero dell’interno dovranno riferire alle Camere sulle violazioni accertate e le sanzioni applicate.