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Semplicemente lo sarà dal secondo semestre. Quello che la riforma vuole modificare è il test d’ingresso, sostituendolo con una valutazione nazionale dopo il primo semestre.
Se la valutazione nazionale terrà conto dei voti ottenuti nei primi esami, la posizione in graduatoria sarà fortemente influenzata dalla discrezionalità e dalla soggettività dei professori. Questo potrebbe aumentare il rischio di favoritismi, potentati o, ancora peggio, corruzione.
L’attuale mancanza di medici in Italia è dovuto soprattutto alla difficoltà di accesso alla specializzazione (prima complessivo, oggi legato soprattutto ad alcune specializzazioni) e alle pessime condizioni lavorative dei giovani medici, che spingono circa il 30% degli specializzati all’estero o nella sanità privata.
Per risolvere il problema è necessario aumentare le retribuzioni (portandole almeno in linea con gli stipendi europei) e prevedere incentivi per chi sceglie le specializzazioni dove ci sono più posti disponibili che ammessi.
Si rischia di aggravare il problema dell’imbuto formativo nell’accesso alla specializzazione e, ancor peggio, si rischia che molti di loro non avranno prospettive future. Infatti secondo le stime, già con i numeri attuali, entro 6-7 anni avremo molti più medici dei posti disponibili nel sistema sanitario.
Non ci sono né abbastanza aule per accogliere gli studenti, né abbastanza professori per svolgere tutti gli esami (soprattutto del primo semestre) in tempi congrui. Ciò comporterà anche un forte decadimento della qualità dell’insegnamento.
Nei principi di delega si legge alla lettera a) che “l’iscrizione al primo semestre è libera”, mentre alla lettera b) si richiede al governo di “individuare criteri di sostenibilità per l’iscrizione al primo semestre che siano commisurati alla disponibilità dei posti dichiarata dalle università”.
Dunque, se le università dovranno dichiarare una disponibilità di posti, ci sarà comunque un numero limite di studenti già nel primo semestre.
Non è chiaro quali saranno gli studenti che hanno diritto a seguire il primo semestre, né chi stabilirà i criteri per scegliere dove ogni studente potrà seguire il primo semestre.
Uno studente ammesso al secondo semestre potrebbe facilmente dover cambiare città di studio, sulla base della posizione nella graduatoria nazionale, con tutte le difficoltà che può comportare doversi trasferire ad anno in corso.
Il disegno di legge delega non si applica alle università private, che, potendo garantire anche nel primo semestre luoghi e tempi adeguati per i suoi studenti, otterranno così un ulteriore vantaggio competitivo.
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