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Il grande silenzio (su Trump)

Perché l’equilibrismo non regge più

Oggi in Senato Giorgia Meloni, durante le sue comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, ha detto tante cose. Il problema è tutto quello che non ha detto.

Con un esercizio di retorica acrobatica ha parlato di Europa, di Ucraina, di valori occidentali – senza nominare mai, neanche una volta, Donald Trump. Eppure Trump è il centro del problema. È lui che ha scardinato l’ordine liberale. È lui che ogni giorno dice a Putin che è bravo, perché “vuole la pace”. È lui che tratta l’Europa come un insieme di vassalli da tassare e da smantellare.

L’ha scritto Robert Kagan, saggista conservatore repubblicano: “la potenza americana che aveva retto l’ordine liberale dell’Occidente è stata messa da Trump al servizio della sua distruzione”. Noi non possiamo far finta di non vederlo.

Oggi l’Europa è sotto pressione da tre lati. La Russia di Putin. La Cina di Xi – che blocca i minerali critici e scarica la sua sovrapproduzione sui nostri mercati. E gli Stati Uniti di Trump, che vogliono la disarticolazione dell’Europa come obiettivo politico dichiarato.

Queste tre potenze hanno alleati dentro l’Europa: Orban è uno di loro. E il Vicepresidente del Consiglio italiano Matteo Salvini è un altro.

Io credo che in questo preciso momento storico ci sia solo una cosa fondamentale da difendere: la civiltà europea. Una civiltà costruita sullo Stato di diritto, sulle libertà individuali, sull’economia di mercato e sulle protezioni sociali. Non è perfetta – ma resta il posto nel mondo dove si vive meglio e più liberamente.

Meloni deve scegliere. Non si può stare con l’Europa e fare campagna per Orban. Non si può denunciare la propaganda russa e averla seduta accanto nel Consiglio dei Ministri. Non si può invocare l’unità europea e lasciare all’Ungheria il veto sull’ingresso dell’Ucraina nell’UE.

La domanda che ho posto oggi alla Presidente del Consiglio è semplice: da che parte vuole stare l’Italia?
E tu, sei d’accordo?

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