Contro tutti gli estremismi
Ieri in Senato si è consumata una giornata che – al netto dei teatrini e delle solite contrapposizioni – ci racconta con chiarezza due cose: quanto sia profonda la crisi della politica italiana e quanto sia urgente tornare a occuparci della realtà, non delle bandierine ideologiche.
Si discuteva il cosiddetto “Decreto Sicurezza”, e come spesso accade con questa maggioranza, la soluzione proposta è l’inasprimento delle pene, l’aggiunta di nuovi reati, un catalogo sempre più lungo di aggravanti. Una rincorsa a chi la spara più grossa, senza un’idea concreta di come si garantisca davvero la sicurezza ai cittadini.
Ma la sicurezza non si ottiene con vagonate di norme simboliche. Si ottiene con la prevenzione: con una scuola che funziona, una giustizia rapida, un carcere che rieduca davvero. Si ottiene sostenendo le forze dell’ordine, rafforzando i servizi sociali, investendo nei territori. Questo decreto, al netto di alcuni articoli condivisibili, è illiberale e inutile.
Purtroppo, il dibattito si è presto trasformato in una gara di provocazioni. Da una parte l’opposizione che, in segno di protesta, ha messo in scena un sit-in in mezzo all’Aula del Senato: un gesto più da liceo che da luogo delle istituzioni. Dall’altra, una maggioranza che ha reagito con insulti gravissimi, con rappresentanti di Fratelli d’Italia che continuavano a definirci “amici dei mafiosi e dei terroristi” e a vomitare altre amenità simili.
Ed è proprio questa polarizzazione continua, questa violenza verbale, questa radicalizzazione sistematica del dibattito a essere il vero pericolo per la nostra democrazia. E se è assurda e improduttiva quando riguarda la politica italiana, diventa a dir poco pericolosa quando si trasferisce sul livello internazionale, soprattutto quando ci sono due conflitti alle porte dell’Europa. Un dannoso tifo da stadio che non affronta le complesse sfaccettature di quanto ci circonda ma inasprisce gli animi e crea pericolose tensioni.