Ridurre strutturalmente il costo delle bollette
Il 2024 si è chiuso con dati allarmanti per il costo dell’energia in Italia. Il prezzo medio dell’energia elettrica in borsa è stato il più alto dell’Unione Europea: il doppio della Francia, il 70% in più della Spagna e il 30% in più della Germania. Questo costo si riflette pesantemente sulle bollette di famiglie e imprese, con un impatto diretto sulla competitività del nostro sistema produttivo.
A differenza di altri Paesi europei, il mix energetico italiano è ancora troppo dipendente dal gas, che ha subito in questi ultimi anni una fortissima impennata e che determina in gran parte il prezzo di borsa dell’energia elettrica, anche da fonti rinnovabili. A questo si aggiungono altri oneri di sistema (incentivi, accumuli, reti), che rendono il costo dell’energia insostenibile per le imprese esposte alla concorrenza internazionale.
Le rinnovabili hanno ricevuto nel tempo 220 miliardi di incentivi, oltre alla garanzia di un rendimento sul capitale investito e a un meccanismo di indicizzazione legato al prezzo unico nazionale, fortemente influenzato dal costo del gas.
Per questo, abbiamo presentato una mozione in Senato per introdurre il disaccoppiamento del prezzo dell’energia rinnovabile da quello di borsa, che nel 2024 in Italia è stato fissato dal gas per il 65 per cento delle ore.
Per rimediare a questa situazione, proponiamo di ripristinare il meccanismo del cosiddetto “prezzo equo”, stabilito dal Governo Draghi e non rinnovato dopo il 30 giugno del 2023, insieme a una serie di misure per favorire le imprese energivore, in particolare quelle dell’industria manifatturiera.
Le nostre proposte
✓ Applicare il meccanismo del prezzo equo
Ripristinare il meccanismo già previsto dall’articolo 15-bis del Decreto Sostegni-ter (Governo Draghi), con un prezzo di riferimento per l’energia rinnovabile svincolato dal prezzo del gas e pari al prezzo medio di borsa nei 10 anni precedenti l’impennata del prezzo del gas del 2021-22, indicizzato per l’inflazione: 64 euro per megawattora
✓ Stipulare contratti pluriennali a prezzo fisso per le imprese
✓ Incrementare la quota di proventi dalle aste ETS destinata alle imprese energivore
Attualmente queste ricevono solo 600 milioni di euro l’anno a fronte di entrate totali per 3,5 miliardi.
Aumentare questa quota permetterebbe di compensare i costi energetici elevati, sostenendo la competitività delle aziende italiane rispetto ai concorrenti europei e globali. Inoltre, favorirebbe investimenti in processi produttivi più efficienti e meno impattanti dal punto di vista ambientale.
✓ Vincolare rinnovo concessioni
Vincolare il rinnovo delle concessioni idroelettriche e geotermiche al prezzo equo garantisce che l’energia prodotta da queste fonti venga immessa nel mercato a prezzi sostenibili, riducendo il costo complessivo dell’elettricità per imprese e cittadini e limitando il rischio di speculazioni.
✓ Liberalizzare l'installazioni di impianti fotovoltaici per l'autoconsumo
Ex post
Abbiamo ottenuto dal Governo un primo riconoscimento della necessità di disaccoppiare il prezzo dell’energia rinnovabile da quello di borsa. Ma ora bisogna passare ai fatti. Continueremo a lavorare affinché le imprese italiane non siano penalizzate rispetto ai loro concorrenti europei e affinché le famiglie possano beneficiare di bollette più basse.
L’energia non può essere un lusso, ma deve essere un fattore di competitività per il Paese.