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Piano di prevenzione contro i Disturbi del Comportamento Alimentare

In occasione della giornata nazionale contro i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), Azione, insieme al gruppo degli Under30, ha prodotto le sue proposte per prevenire questo fenomeno che vede coinvolti 1 giovane su 3.

Criticità

✘ Emergenza sanitaria crescente e precoce

I DCA colpiscono oltre 3 milioni di italiani, con un aumento costante dei casi e un’esordio sempre più precoce (già dagli 8–10 anni). Si tratta di una vera e propria epidemia silenziosa, amplificata dai mutamenti culturali e dalle pressioni sociali, soprattutto nelle fasce giovanili.

Il dato allarma perché l’Italia non dispone ancora di un monitoraggio epidemiologico unificato e aggiornato: le statistiche nazionali si basano in gran parte su rilevazioni del 2021 dell’Istituto Superiore di Sanità.

✘ Ritardi diagnostici e persistenza dello stigma

La diagnosi arriva spesso con anni di ritardo, soprattutto tra uomini e adulti, categorie ancora invisibili nella percezione pubblica del problema. I DCA vengono confusi con fragilità emotive o mode estetiche, il che impedisce di coglierne la natura neuropsichiatrica complessa.

Lo stigma sociale, unito alla paura del giudizio, frena la richiesta di aiuto e limita l’efficacia delle campagne di sensibilizzazione visto che molti pazienti ricevono una diagnosi solo in fase grave o acuta.

✘ Carenza di strutture specialistiche e divari territoriali

In Italia operano circa 150 centri specializzati, ma oltre la metà si concentra al Nord. In molte regioni del Sud e nelle Isole i pazienti non trovano percorsi pubblici integrati, e le famiglie affrontano spese e spostamenti ingenti per accedere alle cure.

Manca un modello nazionale omogeneo di presa in carico: i servizi sanitari locali, i centri universitari e le associazioni agiscono in modo frammentato, senza un coordinamento definito tra sanità, scuola e servizi sociali.

✘ Trattamenti inadeguati e fragilità del follow-up

Solo una persona su dieci riceve un percorso terapeutico appropriato, multidisciplinare e continuativo (Animenta 2025). I servizi sono scarsamente integrati e privi di linee guida vincolanti. Spesso, una volta usciti dai centri, i pazienti restano senza sostegno psicologico o nutrizionale continuativo, con elevati tassi di ricaduta.

Inoltre, mancano indicatori uniformi per valutare l’efficacia clinica e sociale dei trattamenti e quindi per allocare risorse in modo basato su evidenze.

✘ Impatto culturale e digitale non governato

L’ambiente mediatico amplifica i fattori di rischio: social network, “food challenge”, filtri estetici e culture della performance estetica creano modelli irraggiungibili. I più giovani, soprattutto preadolescenti, sono esposti a una pressione continua verso l’iper-controllo del corpo e del cibo.

Mancano interventi strutturati di educazione ai media e all’immagine corporea, soprattutto nelle scuole. Parallelamente, la comunicazione pubblica resta improntata alla logica dell’allarme o della cronaca nera, più che alla prevenzione.

Le nostre proposte

✓ Prevenzione PRIMARIA: educazione, sensibilizzazione, informazione

1.1 Introdurre programmi nelle scuole primarie e secondarie, all’interno dell’orario didattico, volti a sviluppare negli studenti:

  • competenza in salute (health literacy) relativa all’alimentazione;
  • senso critico nei confronti dei messaggi dei mass-media e sui social network;
  • autostima;

1.2. Obbligo per le agenzie di moda di provare, con un certificato siglato da un medico del lavoro abilitato, che lo stato di salute dei modelli e delle modelle, con particolare riguardo al so indice di massa corporeo, sia compatibile con l’esercizio della sua professione.

✓ Prevenzione SECONDARIA: identificazione precoce dei soggetti a rischio

2.1. Sportello psicologico permanente e gratuito in tutte le scuole secondarie;

2.2. Formazione finalizzata all’identificazione dei DCA e aggiornamento professionali del personale docente delle scuole primarie e secondarie sui disturbi del comportamento alimentare;

2.3. Questionari validati autosomministrati come strumento per la raccolta di informazioni come forma di screening preventivo;

2.4. Corsi dedicati ai DCA all’interno della formazione necessaria per diventare tecnici e istruttori sportivi;

2.5. Attività di screening attraverso la visita di idoneità alla pratica sportiva (agonistica e non) ed esami pre-gara a campione.

✓ Prevenzione TERZIARIA: trattamento e riduzione dei sintomi

3.1. Uno nuovo studio epidemiologico nazionale condotto dal Ministero della Salute per capire quanti sono davvero gli italiani che hanno queste patologie;

3.2. Una commissione permanente nella conferenza stato-regioni che possa gestire i soldi stanziati dal governo e come le regioni poi devono spenderli su questo tema;

3.3. Una mappatura completa da parte del Ministero della Salute, con il supporto delle Regioni, di tutte le aziende sanitare e ospedaliere nelle quali sono costituite unità funzionali specialistiche adibite al trattamento dei DCA;

3.4. Formazione finalizzata all’identificazione e la presa in carico dei DNA del personale sanitario, in particolare dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e di tutte le figure professionali coinvolte nella gestione dell’emergenza e urgenza (Dipartimenti di Emergenza e Urgenza, Pronto soccorso, operatori 118 e Guardia medica). Inserire inoltre tale formazione nei programmi ECM (Educazione Continua in Medicina) delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere di tutto il territorio nazionale, con corsi di aggiornamento multiprofessionali e audit clinici successivi.

Allegati

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