Basta ai conflitti di interesse in politica industriale

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25/01/2024

LÔÇÖintervista di Carlo Calenda al Quotidiano Nazionale 

Senatore Carlo Calenda, da ex Ministro dello Sviluppo economico, ha guidato un osservatorio privilegiato sul nostro sistema produttivo. Quanto pesano i conflitti di interesse nel capitalismo all'italiana?

┬źAbbiamo ottimi imprenditori e pessimi capitalisti, nel senso che non riescono ad andare oltre a una dimensione aziendale medio-grande. Quando tentano di fare il salto e diventare una multinazionale sopra i cinque miliardi di fatturato normalmente non riescono, ma soprattutto non riescono ad aggregare┬╗.

Anche nel caso dell'automotive?

┬źQui ├Ę successo che le seconde, le terze e le quarte generazioni sono andare verso business finanziari. Per cui alla fine sono prede dei gruppi internazionali┬╗.

Pensa a Stellantis? Non ├Ę stata una fusione?

┬źParlano i numeri. Stellantis oggi concentra in Italia il 10% degli investimenti, da qui arriva un decimo dei brevetti, tutte le fabbriche francesi sono gi├á pronte per l'elettrico e da noi una sola. Altro che la storia della fusione. Basta guardare al cda del gruppo, praticamente tutto francese, dove l'unico che ha un peso ├Ę l'amministratore delegato┬╗.

Quindi, ha ragione Meloni quando dice che Stellantis non cura gli interessi nazionali?

┬ź├ł un discorso che faccio da cinque anni, da solo, da quando ├Ę stata venduta Magneti Marelli e poi ├Ę stata data la garanzia pubblica a Stellantis per fare la fusione e distribuire i dividendi in Olanda, senza nessuna vera e durevole garanzia sugli occupati e le fabbriche italiane. Spero che il governo faccia il suo lavoro. Ma spero che anche la sinistra si faccia sentire. ├ł assurdo che Meloni si intesti questa battaglia┬╗.

Si riferisce a Cgil e Pd?

┬źRicordo che Landini critic├▓ dura mente Marchionne quando compr├▓ Chrysler e aument├▓ produzione e occupati. Ora definisce Stellantis una grande operazione con una riduzione del 30% dei volumi. Senza parlare di Schlein, che non ha mai pronunciato la parola Stellantis. Anzi lo stato maggiore del Pd ├Ę andato a Mirafiori per l'inaugurazione di un impianto per la rottamazione delle batterie senza dire una parola sulla desertificazione di quella fabbrica┬╗.

Come si spiega questo silenzio?

┬źSemplice, hanno paura di inimicarsi il proprietario di un grande gruppo editoriale, come Repubblica┬╗.

Torniamo, quindi, al tema iniziale, quello dei conflitti di interesse?

┬źCerto. lo la mia proposta l'ho fatta. Il canone tv oggi va per una quota al Mef. lo proporrei di dare questa parte agli editori puri, in proporzione rispetto alle vendite in edicola, a condizione che facciano contratti dignitosi ai giornalisti, per garantire la qualit├á e la libert├á dell'informazione. Del resto, oggi un gruppo editoriale di grandi dimensioni vale fra i 90 e i 100 milioni, meno di una campagna di marketing di una multinazionale dell'automotive. ├ł un buon affare per la lobbies, ma ├Ę la fine del ruolo dei giornali, perch├ę inevitabilmente quel quotidiano tratter├á una determinata vicenda pro domo dell'imprenditore┬╗.

Nel frattempo, per├▓, sono ripartiti gli eco-incentivi.

┬źIl problema ├Ę che prima di dare nuove risorse avremmo dovuto sapere da Stellantis il suo piano per l'Italia. Altrimenti ├Ę come se ci avessero venduto la Fontana di Trevi tre volte: una prima quando hanno ottenuto la garanzia pubblica per la fusione, poi quando hanno promesso di non toccare fabbriche e operai in Italia in cambio degli incentivi e ora che dicono che per mantenere la presenza vogliono anche i contratti di sviluppo. Non credo che il governo francese accetti questo tipo di strategia. Allora bisogna chiarire una cosa: se per il gruppo Stellantis l'Italia ├Ę un mercato qualsiasi, da dove possono andare e venire secondo la convenienza del momento, noi dobbiamo in primo luogo saperlo. Per questo ho chiesto al presidente della Commissione attivita produttive della Camera di fare una grande indagine sul'automotive e di convocare anche Elkann, che deve rispondere delle garanzie che ha dato all'epoca sulla vendita Magneti Marelli e poi sulla fusione di Stellantis┬╗.

Non c'├Ę anche un grande tema di politica industriale in Italia?

┬ź├ë il tema principale. L'America ha messo sul tavolo un migliaio di miliardi di dollari. La Germania, dopo l'allentamento sugli aiuti di Sta-to, ha sostenuto in maniera massiccia le imprese anche con i proventi delle aste sulla Co2 per abbassare i costi dell'energia. Noi non stiamo facendo nulla. Meloni ha addirittura cancellato gli incentivi di Industria 4.0, l'unico strumento che incoraggiava gli investimenti e la transizione verso il digitale delle imprese. Ho proposto di finanziarlo con i fondi del Pnrr che non riusciremo a spenderlo. Nessuna risposta. Davvero possiamo pensare che un Paese, diventato grande grazie alla manifattura, possa andare avanti senza l'industria e diventare un popolo di camerieri dei cinesi?┬╗.

Ultima domanda. Chi ha sbagliato per l'llva?

┬źLa strategia degli ultimi governi ├Ę stata folle. Abbiamo fatto saltare un contratto blindato che prevedeva 5 anni di controllo e 4,2 miliardi fra investimento e prezzo non per nazionalizzare, ma per fare una societ├á in minoranza con lo stesso investitore. Un Paese da matti┬╗.

(Intervista a cura di A. Troise)