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Piano Nucleare

L’Unione Europea ha fissato obiettivi ambiziosi con il Green Deal e il pacchetto Fit for 55, puntando alla neutralità climatica entro il 2050 e alla riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030. Tuttavia, l’impianto attuale della strategia europea presenta forti criticità: ignora il principio dineutralità tecnologica, impone strumenti unici (rinnovabili) per raggiungere i target, e trascura soluzioni a basse emissioni come la cattura della CO₂ e il nucleare di nuova generazione.

Questo approccio ideologico ha generato distorsioni, come il paradosso di una Francia che, pur producendo energia quasi interamente a basse emissioni (grazie al nucleare), rischia sanzioni europee, mentre la Germania continua a usare carbone pur essendo considerata “virtuosa”. Nel frattempo, la transizione energetica procede in modo diseguale e privo di reali strumenti finanziari comuni, mentre cresce la dipendenza strategica dell’Europa da Paesi terzi per le materie prime critiche.

In questo quadro, Azione si è impegnata sin dalla sua nascita per riportare l’energia nucleare nel mix energetico nazionale. Un impegno confermato dalla raccolta, in pochissimi giorni, delle firme necessarie per la legge di iniziativa popolare sul ritorno al nucleare, che ha dimostrato come i cittadini chiedano una transizione ecologica non solo sostenibile, ma anche pragmatica ed effettivamente realizzabile.

 

Il Governo ha più volte annunciato la volontà di reintrodurre il nucleare in Italia, ma a oggi mancano risultati concreti. Crediamo non si possa più procrastinare, riformando la strategia energetica nazionale ed europea per renderla più realistica, tecnologicamente neutrale e industrialmente sostenibile.

Criticità

✘ Obiettivi climatici irrealistici

Il confronto pubblico sul clima alterna due estremi:

  • la negazione della responsabilità umana con chi pensa non si debba far nulla;
  • la fissazione di traguardi tecnicamente impossibili per tempi e costi.

In entrambi i casi si ostacola una transizione razionale, fondata su analisi realistiche e sulla valorizzazione di tutte le tecnologie a basse emissioni, incluso il nucleare.

✘ Limiti strutturali delle rinnovabili

In Italia, il potenziale idroelettrico è già pienamente sfruttato e quello geotermico o da biomasse può crescere solo marginalmente.

Restano solare ed eolico, ma entrambe le fonti sono intermittenti e spesso correlate: producono nello stesso momento o non producono affatto. Per bilanciare la rete servirebbero accumuli di enormi dimensioni e costi, difficili da realizzare in tempi compatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione

✘ Costi elevati e sprechi

Una strategia basata unicamente su sole e vento implicherebbe un massiccio aumento della capacità installata, con conseguente sovrapproduzione nelle giornate di sole e carenza nelle ore notturne o invernali. Parte dell’energia generata andrebbe sprecata (“curtailment”) e bisognerebbe comunque remunerare i produttori, aumentando il costo finale dell’energia per famiglie e imprese.

✘ Dipendenza geopolitica

La transizione energetica europea rischia di sostituire la dipendenza dal gas russo con quella da filiere produttive dominate dalla Cina e da altri paesi politicamente instabili, che controllano l’estrazione e la raffinazione di terre rare, litio, nichel e cobalto.

Le tecnologie legate alla produzione di energia nucleare, al contrario, si basano su materie prime (uranio) concentrate in paesi democratici e stabili come Australia e Canada.

✘ Disinformazione, a partire dalle scorie

Il dibattito sulle scorie nucleari è spesso ideologico. In realtà, un reattore da 1 GW produce in sessant’anni solo 1,5 m³ di rifiuti ad alta attività, gestibili in depositi geologici sicuri come quelli già operativi in Finlandia. In Francia, da oltre trent’anni i rifiuti a bassa attività vengono stoccati in sicurezza  a pochi chilometri dai vigneti dove nasce lo Champagne più famoso del mondo, senza alcun impatto sull’ambiente, sull’acqua o sulla produzione agricola.

Le nostre proposte

✓ Costruire una transizione energetica sostenibile e realistica

Occorre superare l’approccio ideologico alla transizione, definendo una traiettoria basata su criteri tecnici ed economici. L’obiettivo deve essere la neutralità climatica, ma con tempi compatibili con le capacità industriali e le disponibilità finanziarie del Paese, utilizzando tutte le fonti a basse emissioni – rinnovabili, nucleare e gas come ponte.

Serve una neutralità tecnologica reale, che permetta di scegliere la soluzione più efficace e sostenibile in base alle specificità nazionali, senza preclusioni ideologiche. Vietare o penalizzare determinate tecnologie significa indebolire la nostra industria e spostare la produzione verso Paesi che emettono di più, aumentando l’inquinamento globale invece di ridurlo. Una transizione efficace deve quindi salvaguardare la competitività industriale, valorizzare l’innovazione e garantire sicurezza energetica.

✓ Inserire il nucleare nel nostro mix energetico

È necessario riattivare una filiera nucleare nazionale, capace di restituire all’Italia competenze industriali, ingegneristiche e scientifiche oggi disperse. La transizione deve partire dalla costruzione di centrali di terza generazione – già operative in sicurezza in molti Paesi europei – e programmare in prospettiva l’adozione delle tecnologie più avanzate, come i reattori modulari (SMR) e quelli di quarta generazione, attualmente in fase di certificazione e sperimentazione internazionale.

Il nucleare deve essere riconosciuto come tecnologia essenziale del mix energetico perché garantisce continuità di fornitura, stabilità della rete e riduzione dei costi di sistema: a parità di energia prodotta, richiede meno materiali e meno suolo rispetto alle rinnovabili, ha emissioni inferiori nel ciclo di vita e riduce il fabbisogno di accumulo e bilanciamento.

Un approccio esclusivamente basato su rinnovabili intermittenti comporterebbe costi molto più elevati, un uso intensivo di territorio e materie prime e una maggiore dipendenza tecnologica da Paesi extra-UE, in particolare dalla Cina, per componenti e terre rare. Riattivare il nucleare significa invece rafforzare la sovranità energetica e industriale italiana, riducendo al tempo stesso l’impatto ambientale complessivo della produzione elettrica.

Perchè il nucleare conviene

✓ È la fonte più pulita tra quelle low-carbon

Considerando l’intero ciclo di vita (costruzione, esercizio, smantellamento), il nucleare emette 5–6 g di CO₂ per kWh, contro 30 del fotovoltaico e 12 dell’eolico.
7 volte meno del solare, 3 volte meno dell’eolico.

✓ Occupa pochissimo suolo

Un mix energetico che includa il nucleare riduce drasticamente la superficie necessaria per impianti e reti: rispetto a uno scenario 100% rinnovabile: per produrre la stessa energia servono 2 km² di suolo per il nucleare, 500 km² per il fotovoltaico e 2.000 km² per l’eolico.

✓ È continuo e programmabile

Le centrali nucleari possono operare in modo stabile e costante per circa 8.000 ore l’anno, garantendo produzione continua e programmabile, a differenza delle fonti rinnovabili soggette a variabilità, stagionalità e intermittenza.

✓ Costa meno all'intero sistema energetico

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), uno scenario con nucleare costa il 40% in meno rispetto a un mix 100% rinnovabile.

✓ È più sicuro e indipendente sul piano geopolitico

Le principali risorse di uranio si trovano in Paesi democratici e affidabili (Canada, Australia), a differenza delle terre rare cinesi usate per pannelli, turbine e batterie. In questo modo, il nucleare riduce la dipendenza strategica da regimi autoritari.

✓ Usa pochissime scorie

Una centrale nucleare impiega 7 volte meno materiali del fotovoltaico e 3 volte meno dell’eolico. Le scorie sono minime (1,5 m³ in 60 anni per un reattore da 1 GW) e gestite in depositi geologici sicuri, già operativi in Finlandia e in costruzione in Svezia e Francia.

✓ È la tecnologia più sicura di tutte

Le centrali di terza generazione hanno un tasso di mortalità per incidente decine di volte inferiore rispetto a ogni altra fonte di energia, comprese rinnovabili e idroelettrico.  Il Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione Europea certifica che il nucleare non arreca danni maggiori all’ambiente o alla salute rispetto ad altre tecnologie della tassonomia verde.

La legge di iniziativa popolare

In pochi giorni abbiamo raccolto le firme necessarie per una legge di iniziativa popolare a sostegno del ritorno del nucleare in Italia:  un segnale forte che dimostra il coinvolgimento e l’urgenza del tema. Il Governo ha preso l’impegno pubblico di riportare il nucleare nel nostro mix energetico, ma ad oggi mancano ancora risultati concreti e operativi: è il momento di trasformare l’intenzione in fatti, fissando scadenze chiare, responsabilità definite e strumenti legislativi e tecnici all’altezza della sfida.

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firme raccolte
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