Crisi finanziaria, guerre e incontri di boxe
Da mesi sosteniamo che è in preparazione una grande crisi finanziaria. I segnali c’erano tutti: il rallentamento economico degli Stati Uniti; il blocco dell’economia tedesca; l’estendersi della guerra in Medio Oriente; il perdurare della crisi ucraina e l’instabilità della Francia. Ciò che colpisce è l’assoluto disinteresse della politica – e dell’opinione pubblica – rispetto a quanto sta accadendo. Eppure dovremmo sapere che l’Italia è esposta più di ogni altro Paese sul versante del debito. Se cresce lo spread in Francia quello italiano sale parallelamente.A
Come mai allora non vediamo che l’Occidente sta andando a pezzi e continuiamo lo stesso teatro di sempre? Ci sono a mio avviso due ragioni fondamentali. La prima è l’impotenza della politica rispetto a fenomeni che sembrano al di là della propria capacità d’azione. La seconda è la scorciatoia rappresentata dal “conflitto di civiltà” all’interno della civiltà occidentale. Ecco allora che un incontro di boxe alle olimpiadi diventa l’argomento su cui sinistra e destra, in tutto il mondo, si misurano mentre intorno accadono cataclismi.
Realtà e rappresentazione non sono mai stati così divergenti. La politica ha trovato un terreno di fuga da una realtà troppo complessa, che è incapace di gestire da decenni e tenere contemporaneamente avvinta una parte dell’elettorato attraverso un conflitto perenne dove l’altro è il nemico che vuole distruggere valori, libertà e stili di vita. Le autocrazie intanto usano gli strumenti (non regolati) dei Paesi democratici – social in primis – per affondare le democrazie.
Siamo immersi pienamente nel geniale film di Adam McKay “Don’t look up”. Mentre un meteorite sta per colpire la terra, la politica si divide sul modo in cui si discute del meteorite e sull’esistenza stessa del meteorite, invitando nel mentre i cittadini a “non guardare in alto” e continuare a vivere come sempre.
Questo è il tornante della Storia in cui ci troviamo. Ed è la crisi più drammatica degli ultimi settantacinque anni. Se non partiamo da questa consapevolezza nulla di utile potrà accadere per arrestare la frana e ricostruire.
Il nostro lavoro è dare un’alternativa a chi condivide questo punto di vista. È un lavoro complesso e controcorrente ma necessario. Non entriamo nelle polemiche quotidiane e inutili; non ci occupiamo di incontri di boxe ma di Stellantis, della sanità, dei salari e delle carceri.