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La situazione economica internazionale richiede interventi radicali per superare le criticità storiche del sistema tributario italiano, che va trasformato e reso più semplice, equo e funzionale allo sviluppo economico del Paese. Il programma di Azione mira a realizzare una politica fiscale sia in una prospettiva nazionale, incrementando la competitività e l’attrattività per l’Italia degli investimenti esteri, sia in una prospettiva europea, focalizzando gli interventi su quelle idee da sostenere nel consesso unionale che potrebbero caratterizzare la fase attuale come “costituente” di un vero sistema fiscale dell’Unione Europea.
Il sistema normativo tributario è afflitto da tre patologie principali: un eccessivo numero di disposizioni, testi normativi oscuri, e incertezza applicativa.
Sebbene la legge delega del Governo preveda testi unici, il rischio è che questi diventino una mera raccolta quantitativa che realizza solo in parte la semplificazione necessaria. La mancanza di un “Codice tributario” completo porta a disposizioni criptiche, interpretazioni giurisprudenziali inadeguate e esiti disastrosi per il contribuente.
L’ordinamento è figlio dell’eccessiva proliferazione normativa, con circa 800 leggi fiscali sottoposte a oltre 1.200 modifiche.
L’IRPEF, principale fonte di entrata del sistema fiscale, ha subito nel tempo trasformazioni disorganiche che ne hanno compromesso l’efficacia e l’equità. La base imponibile si è progressivamente erosa, il numero degli scaglioni si è drasticamente ridotto, compromettendo la gradualità, mentre le aliquote sono state oggetto di continue modifiche, generando una persistente instabilità.
A ciò si è aggiunto un ricorso sempre più esteso e disordinato alle agevolazioni fiscali (tax expenditures), spesso introdotte con finalità estranee alla coerenza del sistema.
Il risultato è una curva IRPEF caratterizzata da evidenti discontinuità, con detrazioni frammentarie che alimentano distorsioni e una normativa complessivamente frammentata, la cui evoluzione ha finito per compromettere l’equità orizzontale.
Molti strumenti agevolativi risultano oggi superati, poco efficaci e ulteriormente distorsivi. In questo quadro si inserisce anche la cosiddetta “trappola dell’incapienza”, che penalizza i redditi più bassi, aggravando le disuguaglianze. Infine, sono emerse rilevanti criticità anche sull’attendibilità dell’ISEE, parametro chiave per il calcolo di strumenti di sostegno come l’Assegno Unico.
Permangono alcune aree di disallineamento tra bilancio civilistico e disciplina fiscale, in particolare per ammortamenti e interessi di mora. Il trattamento fiscale delle imprese di minori dimensioni è stato trascurato e resta irrisolto. L’attuale sistema di agevolazioni fiscali è frammentato, “a pioggia”, spesso inefficace, e compromette l’efficacia degli aiuti pubblici.
Nonostante l’IVA sia armonizzata a livello UE, l’Italia non ha ancora sfruttato le nuove opportunità offerte dall’ordinamento europeo per agevolare settori essenziali come sanità, sviluppo e ricerca. Nonostante il recepimento formale della direttiva UE, manca una riforma sostanziale dell’assetto delle aliquote IVA e interventi mirati sui settori strategici che l’Europa consente di tutelare fiscalmente.
L’imposta ha accumulato distorsioni nel tempo. Vincoli normativi obsoleti in settori cruciali come la sanità sono diventati un ostacolo alla sostenibilità economica e alla funzionalità del servizio.
Il catasto è un sistema vecchio di almeno 70 anni e quasi immutato, che infatti presenta profonde distorsioni. È poco rappresentativo del reale valore degli immobili, creando gravi squilibri fiscali e sociali. Le rendite catastali sono spesso obsolete e non riflettono il valore reddituale, generando differenze elevate tra immobili simili. L’ISEE, basato su rendite catastali vecchie e disomogenee, può distorcere le graduatorie per i servizi sociali, favorendo i più abbienti e penalizzando i più fragili. Questo meccanismo mina la fiducia dei cittadini nei confronti dei comuni.
La gestione dei tributi locali richiede ai cittadini adempimenti manuali e complessi (reperire dati, calcolare, compilare F24, pagare), con responsabilità per eventuali errori, nonostante la liquidazione potrebbe essere automatizzata. Le difficoltà riguardano anche molti Comuni che lamentano serie difficoltà operative nell’accertamento (spesso delegato a società private, talvolta inefficienti o fraudolente) e nella riscossione (difficoltà nella gestione diretta delle ingiunzioni e scarsa attenzione di ADER per carichi minori).
Il sistema è caratterizzato da un eccessivo numero di scadenze fiscali e contributive, distribuite durante tutto l’anno (fino a 65 per alcune categorie), ciascuna delle quali richiede numerose attività e interazioni con intermediari, sottraendo tempo significativo: si stimano 70 ore all’anno per contribuente e fino al 7% del tempo lavorativo annuo per imprenditori e professionisti.
L’introduzione di scadenze autonome da parte delle Regioni aggrava la complessità. L’uso degli strumenti informatici per semplificare è ostacolato da un’interpretazione restrittiva delle norme sulla tutela e trattamento dei dati personali, rallentando la digitalizzazione e impedendo la semplificazione sostanziale (es. modelli precompilati completi, liquidazione automatica) e l’adozione di sistemi predittivi.
Il processo tributario versa da decenni in una condizione di profonda crisi, aggravata dall’assenza di una riforma organica della giustizia tributaria. Il principio del giusto processo (art. 111 Cost.) risulta ancora oggi estraneo alla normativa processuale vigente, mentre la giurisdizione tributaria continua a non essere effettivamente autonoma e indipendente.
Gli uffici del contenzioso sono spesso privi di risorse adeguate e di una strutturazione efficiente, fattori che generano ritardi e disfunzioni.
La Sezione tributaria della Corte di Cassazione è gravemente sovraccarica, anche per effetto di sentenze di secondo grado formulate in modo approssimativo, mentre il livello di specializzazione dei giudici di legittimità rimane insufficiente.
Le Corti di giustizia tributaria non fissano con tempestività le udienze relative alla sospensione degli avvisi di accertamento, provocando danni economici rilevanti ai contribuenti e, in alcuni casi, costringendo imprese e professionisti alla chiusura prima della conclusione del contenzioso.
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