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Aumentare i salari dei giovani

La Legge di Bilancio in discussione, in perfetta continuità con le precedenti, non mette a rischio i conti pubblici ma continua a distribuire piccole risorse “a pioggia”, senza incidere sui veri problemi del Paese. Da anni diciamo che l’Italia non può permettersi misure che “danno un po’ a tutti”, perché questo approccio non produce crescita, non aumenta la produttività e non cambia le prospettive delle persone.

Le poche risorse, disponibili vanno concentrate sui capi saldi: istruzione, salari, sanità. Per questo riteniamo che il taglio dell’IRPEF voluto dal Governo Meloni sia una misura inutile: un beneficio minimo (massimo un caffè al giorno) e diffuso che non offre alcun impulso alla crescita e all’occupazione .

Al contrario, noi abbiamo proposto di intervenire in modo mirato dove l’Italia sta collassando da anni: sui giovani. Su di loro tutti si riempiono la bocca ma nessuno costruisce davvero le condizioni perché restino in Italia. E la realtà è che, finché i loro stipendi rimarranno troppo bassi, continueranno a rimandare l’autonomia, ad abbandonare i progetti di vita e a cercare all’estero ciò che qui non trovano.

Per questo abbiamo lanciato la mobilitazione nazionale #FacciamoUnPatto, chiedendo a forze politiche, imprese e istituzioni di assumere un impegno condiviso per alzare davvero i salari dei giovani e ricostruire le condizioni per cui restare in Italia sia una scelta possibile, e non un vincolo.

Criticità

✘ Retribuzioni basse e minori prospettive economiche

I giovani lavoratori continuano a percepire stipendi molto più bassi rispetto ai colleghi più anziani, in media:

    • 24,7% rispetto alla fascia 30-49 anni,
    • 36,4% rispetto agli over 50.

✘ Dipendenza prolungata dal nucleo familiare

Oggi il 71% degli under 35 vive ancora con i genitori, palesando la difficoltà strutturale nel sostenere i costi dell’indipendenza abitativa:  salari bassi, contratti precari e affitti sempre più alti impediscono a molti giovani di fare il passo verso una vera vita adulta.

✘ Ritardo nella formazione delle famiglie

L’età media al primo figlio ha raggiunto 31,8 anni, il dato più alto d’Europa. L’incertezza economica e lavorativa ormai spinge molte coppie a rimandare scelte importanti, con conseguenze sia rispetto alla dinamica demografica sia rispetto alla capacità del Paese di mantenere un equilibrio sociale ed economico nel lungo periodo.

✘ Fuga del capitale umano

Nel solo 2022 e 2023 quasi 100.000 giovani hanno lasciato l’Italia, attratti da economie più dinamiche e stipendi più competitivi, continuando ad impoverire il tessuto produttivo nazionale e riducendo ulteriormente la capacità del Paese di innovare e crescere.

La nostra proposta

✓ Alzare gli stipendi dei giovani fino a 30.000 euro per consentire loro di:

  • raggiungere una piena autonomia economica e abitativa;
  • costruire percorsi di vita e professionali solidi;
  • formare una famiglia senza rimandare all’infinito;
  • non dover lasciare l’Italia per trovare retribuzioni dignitose.

Come si realizza

✓ Avere a disposizione un fondo da 3 miliardi di euro l'anno

  • Istituire il Fondo Salari Under35 per coprire i contributi non versati dai datori di lavoro grazie alla decontribuzione.
  • Definire aliquote e benefici in modo da mantenere costante il costo del lavoro lungo tutta la scala retributiva.

✓ Ridurre il costo del lavoro

  • Applicare una decontribuzione proporzionata allo stipendio, aumentando lo sgravio al crescere della retribuzione.
  • Rendere identico per le imprese il costo del lavoro di un giovane assunto a 20.000 o a 30.000 euro l’anno.

✓ Applicare incentivi semplici e progressivi

  • Applicare lo sgravio a tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato e alle trasformazioni da tempo determinato.
  • Prevedere l’esonero totale dei contributi INAIL per le retribuzioni superiori a 20.000 euro.
  • Calcolare la decontribuzione INPS con un meccanismo progressivo che cresce insieme allo stipendio.
  • Stabilire una durata massima del beneficio pari a 48 mesi, riservandolo ai giovani under 35 mai assunti a tempo indeterminato.
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