Bollette più care e imprese tradite
Il costo dell’energia resta uno dei principali fattori di pressione per l’economia , incidendo sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie. In questo contesto il Governo è intervenuto con il DL Bollette, senza però affrontare in modo strutturale le cause che tengono elevati i prezzi.
Restano infatti irrisolti alcuni nodi centrali: la proroga delle concessioni nella distribuzione elettrica con costi scaricati sugli utenti, un sistema regolatorio che garantisce rendimenti elevati a operatori in regime di monopolio e l’assenza di un riordino delle concessioni idroelettriche e geotermiche.
A ciò si aggiunge un quadro geopolitico che continua a spingere al rialzo i prezzi dell’energia, rendendo ancora più evidente il limite di interventi che non incidono sui meccanismi di fondo. In questo scenario Azione ha avanzato proposte alternative, mirate a correggere le distorsioni del sistema, ridurre il peso delle bollette e dare risposte concrete a famiglie e imprese.
Criticità
✘ Nessuna gara per le concessioni
Il Governo non ha dato seguito all’impegno di introdurre, per i grandi impianti idroelettrici e geotermici, meccanismi di remunerazione tramite contratti a due vie, che avrebbero consentito maggiore stabilità dei prezzi e minori oneri per famiglie e imprese. In un contesto internazionale segnato da tensioni e volatilità energetica, questa scelta pesa ancora di più.
✘ Profitti altissimi in regime di monopolio regolato
Il sistema attuale della distribuzione e trasmissione elettrica garantisce a operatori in regime di concessione, come Enel e Terna, margini nettamente superiori agli standard europei: l’utile netto di Terna è tra 3 e 5 volte più alto di quello delle principali omologhe europee, mentre quello di Enel Distribuzione è tra 2,5 e 5 volte superiore.
✘ Niente contratto a due vie
Il Governo non ha rispettato l’impegno di introdurre per tutti i grandi impianti idroelettrici e geotermici la remunerazione tramite contratto a due vie, determinando oneri prevedibili per gli utenti.
✘ Le imprese riceveranno solo il 35% del credito promesso
È stato ridotto del 65% il credito d’imposta Transizione 5.0 per cui le aziende avevano inizialmente ricevuto l’attestazione di ammissibilità tecnica dal GSE.. È stato rimosso il vincolo di territorialità, estendendo l’agevolazione anche ai beni e macchinari prodotti fuori dall’Unione europea e dallo Spazio economico europeo. Sono stati esclusi dagli interventi agevolati gli impianti da fonti rinnovabili poiché vengono richiamati soltanto i beni strumentali materiali e immateriali.
La nostra proposta
✔ Rimettere a gara la distribuzione elettrica
Abolire la proroga delle concessioni e introdurre gare pubbliche per l’assegnazione della distribuzione elettrica, in modo da ridurre i canoni attraverso meccanismi competitivi e alleggerire il costo in bolletta
✔ Allineare i profitti ai livelli europei
Rivedere i parametri regolatori per la remunerazione del capitale e dei costi operativi, portandoli in linea con Francia e Germania, così da evitare extraprofitti in attività di monopolio regolato
✔ Riformare le concessioni idroelettriche e geotermiche
Introdurre una nuova disciplina che preveda gare o rinnovi con contratti a due vie, con prezzi determinati al ribasso o ancorati a benchmark storici, per ridurre il costo dell’energia e aumentare la prevedibilità per imprese e famiglie
✔Ripristinare il fondo Transizione 5.0
Rifinanziare integralmente il piano per garantire alle imprese il 100% del credito d’imposta inizialmente previsto e assicurare la realizzazione degli investimenti già programmati

