D'Orsi non ti temiamo
Nei giorni scorsi il professor D’Orsi ha deciso di querelarmi. Il motivo è un mio video, che trovate qui sotto, in cui – dall’Ucraina – dopo aver ricostruito gli eventi di Euromaidan che nel 2014 hanno portato all’indipendenza di Kyiv dalla Russia, denuncio la sua vergognosa vicinanza alla narrazione del Cremlino.
Voglio essere molto chiaro: rivendico parola per parola ciò che ho detto.
Non c’è nulla da correggere, nulla da ritrattare. Chi interviene nel dibattito pubblico, soprattutto su un tema drammatico come la guerra scatenata dalla Russia, deve assumersi la responsabilità delle proprie idee e del loro impatto.
Questa querela non mi intimidisce e non mi farà arretrare di un millimetro. Al contrario, conferma quanto sia necessario continuare a denunciare con fermezza chi fa da megafono alla propaganda russa.
Ma oggi è successa una cosa che vale la pena raccontarvi per esteso.
D’Orsi ha cominciato a rilasciare interviste piene di falsità – sulle tempistiche della querela, sui contenuti, su vicende che non stanno in piedi. Ho fatto un video per rispondere, e ve lo lascio qui sotto. Non tanto per la querela in sé – già di per sé surreale – ma perché questo episodio è un manuale su come funziona la propaganda russa in Italia.
Il meccanismo è semplice: si nega l’evidenza, si riscrive la storia, si costruisce una contro-narrativa.
D’Orsi sostiene di avermi querelato prima del video di Piazza Maidan. Peccato che nella querela ci sia – al di là della data – esplicitamente e unicamente il link al video in questione. Vedere per credere.
Dice poi cose false anche su Alessandro Di Battista: che mi avrebbe querelato, che avrei perso e chiesto scusa pubblicamente. Niente di tutto questo è vero.
Al di là del fatto che non vi è stato alcun processo, a Di Battista ho una sola cosa da dire: ci vediamo in tribunale – e prima di allora risponda a una domanda semplice: ha mai ricevuto soldi dalla Russia, in qualsiasi forma?
Quello che mi interessa però non è la polemica con D’Orsi. Mi interessa che capiate il metodo. Prendere la narrativa del Cremlino, darle una patina accademica, diffonderla in Italia – e quando qualcuno la smonta, rispondere con querele e menzogne. D’Orsi non è andato al Cremlino per caso: ci è andato mentre si celebrava l’anniversario dell’invasione dell’Ucraina. Le sue tesi non sono un’opinione legittima: sono la ripetizione di ciò che Putin vuole che si dica in Occidente.
La vera domanda – quella che continuo a pormi – è come sia stato possibile che un propagandista russo insegnasse nelle università italiane, plasmando per anni la testa di generazioni di studenti.
Mentre discutiamo qui in Italia, l’Ucraina sta combattendo ogni giorno per difendere la sua e la nostra libertà. Una nazione che resiste eroicamente a un’aggressione brutale e che merita il nostro sostegno politico, materiale e morale.
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Per questo continuerò a dire ciò che ritengo giusto. E continuerò a farlo anche quando qualcuno proverà a zittirmi minacciandomi per via giudiziaria. Tu cosa pensi? |