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Le proposte di Azione per contrastare il problema dell’immigrazione clandestina.
Negli ultimi tre anni il numero di migranti arrivati in Italia è aumentato progressivamente: in tutto il 2019 sono stati 11.472 mentre nei primi 10 mesi del 2022 sono stati 85.041. Gli arrivi sono comunque molto inferiori rispetto alla crisi migratoria del 2016 (181.436).

Quando Salvini era ministro dell’Interno gli sbarchi erano inferiori rispetto ai numeri registrati oggi. Tuttavia, la diminuzione degli sbarchi era iniziata già nella seconda metà del 2017, grazie a memorandum siglato con la Libia dal governo Gentiloni (con Minniti ministro dell’Interno), prima dell’insediamento di Salvini al Viminale.
In particolare, rispetto alla crisi del 2016, la riduzione degli sbarchi è imputabile:
Il calo degli sbarchi rispetto ai picchi del passato è attribuibile dunque per circa due terzi al ministro Minniti e per circa un terzo al ministro Salvini (come evidenziato dall’articolo del Wall Street Journal “Mediterranean Migration to Europe Drops Sharply”).
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Gli arrivi di novembre 2022
Nelle ultime settimane il tema dell’immigrazione è tornato al centro del dibattito politico, con il governo guidato da Giorgia Meloni che per giorni ha impedito ad alcune navi di organizzazioni umanitarie di far sbarcare in Italia quasi un migliaio di migranti salvati nel Mar Mediterraneo.
Il ministro Nordio ha affermato che: “la gestione dei migranti deve essere fatta dallo Stato di primo accesso. Se una nave straniera in acque internazionali accoglie dei migranti, lo stato di primo accesso è quello di bandiera di quella nave, e deve essere gestito da quello Stato. Curato dal porto più vicino, se necessario, ma poi portato nel territorio dello Stato di primo approdo”.
Lo scontro del Governo con le Ong ha riguardato principalmente quattro imbarcazioni:
Rimpatri
Le promesse fatte da Salvini nella campagna elettorale del 2018 circa i rimpatri degli irregolari (“cacceremo mezzo milione di immigrati”, dunque 100mila l’anno se si considera un’intera legislatura) sono rimaste ampiamente disattese una volta diventato Ministro.
Morti in mare
I dati danno parzialmente ragione allo slogan “Meno sbarchi, meno morti, meno dispersi nel Mediterraneo”. In valori assoluti il numero di morti è effettivamente diminuito nel 2018 – 2019.
Tuttavia, il rapporto tra morti e arrivi è più che raddoppiato passando dal 2,8% nel 2017 a 6,6% nel 2019. I decreti sicurezza hanno quindi contribuito a rendere la rotta dalla Libia sempre più pericolosa aumentando così il rischio di non far sopravvivere alla tratta chi ne fa parte.

La crisi demografica in corso in Italia è la più grave d’Europa. Per la prima volta, sono negativi sia il saldo naturale che il saldo migratorio: il differenziale tra nascite e decessi è negativo da anni e in rapida crescita (l’anno scorso è stato poco meno di 310.000); il differenziale tra emigrati ed immigrati sta ritornando ai livelli pre-Covid, quando era anch’esso in negativo (già nel 2019, a dispetto della percezione legata agli sbarchi, gli emigrati erano stati più degli immigrati). Tra il 2022 e il 2030 si stima un calo della forza lavoro (15-64 anni), solo nel Centro-Nord, di oltre un milione e 200mila persone: questo perché con la forte diminuzione delle nascite non sarà possibile sostituire chi va in pensione. Il rapporto lavoratori/pensionati, oggi di 3 a 2, si prevede diventi, prima del 2045, di 1 a 1. Le avvisaglie che oggi vivono molti settori produttivi, dove la ricerca di manodopera è diventata difficoltosa (a giugno 2022 il 40% delle nuove posizioni erano di difficile reperimento), sono solo le premesse di una situazione assai più grave, che rischia di danneggiare seriamente il sistema-paese. Per questo, oltre che attivare forti politiche a sostegno della natalità, a favore dei giovani e del loro ingresso nel mercato del lavoro e a tutela della famiglia, occorre governare seriamente i flussi migratori, con politiche pragmatiche e gestibili. Ciò potrà essere fatto affrontando quattro principali problemi: gli ingressi, le politiche di integrazione, le politiche di asilo e la governance del sistema.
L’immigrazione irregolare è un danno sia per i migranti che per i Paesi di destinazione: favorisce lo sviluppo di mafie transnazionali e di politiche internazionali ricattatorie. Il solo modo per far diminuire radicalmente gli ingressi irregolari è ripristinare forme di immigrazione regolare e programmata. Per questo proponiamo:
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◉ corsi intensivi obbligatori di lingua e cultura italiana per i neo-arrivati.
◉ regolarizzazione dei migranti irregolari già residenti in Italia che hanno un lavoro.
Non abbiamo convenienza a mantenere tassi di irregolarità che finiscono per inquinare la società, favorendo lo sviluppo del lavoro nero, evasione contributiva, concorrenza sleale e vere e proprie sacche di economia criminale.
◉ Ius Scholae (acquisizione della cittadinanza) per chi abbia frequentato per almeno 5 anni un percorso di formazione in Italia. Inoltre, proponiamo di concedere la cittadinanza a tutti gli studenti stranieri che hanno svolto e completato gli studi universitari in Italia.
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