Salario minimo
Perchè serve il salario minimo in Italia
- I contratti collettivi nazionali del lavoro (CCNL) hanno un alto tasso di copertura (94,3% – 99%) ma solo il 22% sono firmati da CGIL, CISL o UIL, mentre i restanti sono sottoscritti da altre sigle sindacali, alcune delle quali create ad hoc per firmare “contratti pirata” con salari inferiori.
- Circa 2,2 milioni di lavoratori dipendenti nei settori privato, agricolo e domestico percepiscono un salario lordo inferiore a 9 euro l’ora.
- Un salario minimo di 9 euro l’ora corrisponderebbe a circa il 74% del reddito mediano full-time in Italia.
- L’Italia è l’unico Paese del G7 a non avere un salario minimo legale stabilito per legge.
- La Direttiva UE 2022/2041 non impone un salario minimo legale, ma obbliga gli Stati membri a garantire salari adeguati e a rafforzare la contrattazione collettiva. In particolare, prevede che i Paesi con copertura contrattuale inferiore all’80% adottino un piano per aumentarla.
- In molti Paesi europei il salario minimo legale è fissato tra il 50% e il 60% del salario mediano, soglia indicata anche dalla direttiva europea come riferimento per valutare l’adeguatezza.
- Negli ultimi trent’anni, come evidenzia l’OECD, i salari reali in Italia sono rimasti sostanzialmente fermi, segnando una delle performance peggiori tra i Paesi avanzati.
- Le rilevazioni dell’ISTAT indicano che circa un lavoratore dipendente su dieci rientra nella fascia dei bassi salari, una condizione che riguarda soprattutto giovani, donne e occupati nei servizi.
- Anche l’INPS segnala come la diffusione dei cosiddetti “contratti pirata” tenda a spingere verso il basso le retribuzioni nei comparti meno tutelati, alimentando una competizione al ribasso tra imprese.
La nostra proposta sul salario minimo prevede l’applicazione del contratto più rappresentativo a tutti i lavoratori dipendenti, anche quelli saltuari ma esclusi quelli domestici che verranno regolamentati con una regolamentazione separata, e una retribuzione minima di 9 euro l’ora.
Le organizzazioni sindacali avranno fino a novembre 2024 per adeguare i rispettivi contratti nazionali e in legge di bilancio verrà stabilito un fondo per aiutare le imprese ad adeguarsi ai nuovi livelli di retribuzione dei propri dipendenti.
Verrà inoltre definita una commissione che comprende le parti sociali che avrà il compito di verificare e monitorare l’andamento del salario minimo senza prevedere meccanismi di indicizzazione automatici che potrebbero avviare una spirale inflazionistica.
La proposta avrà un impatto su circa 3,5 milioni di lavoratori, di cui in larga parte donne e giovani. L’urgenza dell’introduzione di un salario minimo è anche motivata dalle dinamiche legate all’inflazione. Come sottolineato dalla Banca d’Italia, l’aumento dei prezzi nel 2022 per il quinto più povero della popolazione, tenuto conto del diverso paniere di consumo, è stato pari al 17.9%. Per questa fascia di persone l’inflazione è maggiore di oltre il 70% rispetto all’aumento dei prezzi che ha riguardato il quinto più ricco della popolazione.
Tale misura è inoltre coerente con quanto già presente nei principali paesi europei. In Germania il salario minimo orario è pari a 12 euro, in Francia a 11,5 euro, in Spagna a 6,4 euro, in Gran Bretagna a 12,1 euro.
✓ Introdurre un salario minimo legale a 9 euro l’ora
Stabilire una retribuzione oraria minima di 9 euro, comprensiva di tredicesima, TFR e componenti differite, applicata a tutti i lavoratori con compenso orario, indipendentemente dalla tipologia contrattuale.
✓ Garantire l’adeguamento nel tempo e il coordinamento con i contratti
Istituire una Commissione presso il Ministero del Lavoro per aggiornare periodicamente la soglia in base a inflazione e dinamica salariale, prevedendo al contempo 12 mesi di transizione per consentire alle parti sociali di adeguare i CCNL.
✓ Rafforzare controlli e sanzioni
Prevedere sanzioni amministrative efficaci (da 1.000 a 10.000 euro per lavoratore) per chi viola la norma e stabilire un’entrata in vigore dopo sei mesi, per garantire un’applicazione graduale e sostenibile.
✓ Incentivare l’aumento dei salari attraverso la produttività
Detassare i premi di produttività fino a 6.000 euro e gli aumenti derivanti dalla contrattazione di secondo livello, per sostenere la crescita dei salari senza aumentare il costo del lavoro.