Un coordinamento delle opposizioni

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10/02/2024

L'intervista di Carlo Calenda a Repubblica

Senatore Carlo Calenda, Azione aderirà all’appello di Emma Bonino che per arginare l’avanzate delle destre in Europa propone un’alleanza fra voi, +Europa e Iv?

«Guardi, Renzi ha appena lanciato con Mastella e Cuffaro “Il Centro”; ha spiegato che si candiderà ovunque ma poi non andrà in Ue e del resto ha conflitti di interesse che in Ue, a differenza dell’Italia, non vengono tollerati, a partire dall’essere pagato da un regime totalitario e oscurantista sui diritti civili, come l’Arabia Saudita; incassa altri milioni di euro di cui non conosciamo neppure la provenienza; ha fatto votare ai suoi La Russa il primo giorno di legislatura. Per ciò che ci riguarda da Italia Viva staremo lontani il più possibile.».

Intanto Meloni, che in Ecr ha appena imbarcato l’ultradestra di Zemmour e Orban, sembra porsi come perno di uno spostamento dell’Unione verso i nazionalismi piĂą estremi. Non sarebbe il caso di mettere da parte i personalismi?

«Se fossero personalismi le risponderei di sì. Ma siccome bisogna convincere gli elettori, penso che se Azione e Iv tornassero insieme nessun elettore capirebbe. Detto ciò, non ci sarà uno spostamento a destra dell’asse europeo perché i socialisti i liberali e anche i popolari, non accetterebbero mai di fare un governo con Ecr che ha dentro Zemmour e Orban. Meloni nominerà un commissario, ma resterà ai margini perché, pur avendo in politica estera una posizione saldamente atlantista, nella Ue ha una compromissione con chi l’Europa vuol farla saltare».

Il suo feeling con Ursula von der Leyen pare però dire il contrario.

«Quella della von der Leyen è un’operazione discutibile. Ha fatto passare a Meloni una serie di cose — dalla legge di bilancio al Pnrr — per tenersela come carta di riserva, ma stanno facendo entrambe un errore strategico. La nostra premier non capisce che fino a quando si tiene agganciata ai filo-putinisti non giocherà un ruolo decisivo in Ue».

Dopodiché i Conservatori puntano a superare i liberali di Renew Europe, anche un seggio in più o in meno può fare la differenza. Una lista di scopo in Italia non aiuterebbe a scongiurare il rischio?

«Ma chi voterebbe “una lista di scopo”? Abbiamo proposto a Magi e Bonino un’alleanza fra +Europa e Azione “Per gli Stati Uniti d’Europa” che Carlo Cottarelli potrebbe guidare. Io non ho alcuna esigenza di candidarmi. Sono convinto che riusciremmo a fare un ottimo risultato. Ciò che semmai trovo interessante dell’appello di Bonino è il coordinamento tra tutte le forze europeiste, dal Pd ai socialisti, con l’esclusione dei 5S: una cosa utile perché potremmo lavorare insieme non solo sulla politica europea, ma anche sulle riforme istituzionali — visto che siamo tutti per il cancellierato — sul salario minimo, la sanità pubblica e le politiche industriali su cui il governo non sta facendo nulla. Una cabina di regia su questi temi sarebbe buona e giusta».

Ma un campo dell’alternativa così fatto, senza i 5S, non sarebbe destinato alla sconfitta contro un centrodestra sempre coalizzato?

«Al contrario. I voti li perdi e non li guadagni se fai un’accozzaglia indefinita perché gli elettori lo capiscono. Da qui alle prossime Politiche non sappiamo che Italia avremo davanti. Intanto credo che al referendum sul premierato il Paese si spaccherà. E già dopo le Europee la coalizione di governo farà fatica a reggere perché FdI triplicherà la Lega e Salvini farà di tutto per recuperare consenso. Avremo a che fare con una serie di variabili impossibili da prevedere, adesso. Quel che so, però, è che se i voti per i liberaldemocratici non crescono l’alternativa non vincerà mai».

Eppure in Abruzzo ci siete riusciti a stare tutti insieme, da Azione ai 5S. Non può essere un modello da seguire anche a livello nazionale?

«No perché a livello nazionale la politica estera è dirimente, specie in uno scenario di guerra come quello attuale. E il M5S sulla politica estera è filo-Trump e filo-Putin, freddo con l’Europa e la Nato. Problema che non hai in Abruzzo, dove si è trovato un candidato terzo ed estremamente capace come l’ex rettore Luciano D’Amico».

(Intervista a cura di G. Vitale disponibile qui)