Al lavoro sui diritti sociali in Costituzione

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14/09/2023

L’intervista di Carlo Calenda al Quotidiano Nazionale

Senatore Carlo Calenda: Azione vuole apparecchiare un tavolo tra maggioranza e opposizione anche sulla sanitĂ ?

«Noi abbiamo chiuso un piano sulla sanità rivoluzionario, per un investimento di 10 miliardi. Lo abbiamo mandato alla premier e discusso col Pd. Spero di fare lo stesso lavoro fatto sul salario minimo, mettendo tutti attorno a un tavolo a ragionare».

Avete parlato solo col Pd o con tutte le opposizioni?

«Solo col Pd. Martedì prossimo vedremo le altre opposizioni. Quando c'è di mezzo la sanità, io discuto con tutti. E comunque, non c'è alternativa che continuare a provarci. L'azione di questo governo non sta facendo nulla di strutturale. L'unica cosa che rischia di venir fuori dalla finanziaria è un taglio del cuneo fiscale per sei mesi».

Se non ci sono i soldi…

«I soldi ci sono: 10 miliardi in manovra. E allora meglio spenderli nella sanità che per un taglio del cuneo».

Sta dicendo di non tagliare il cuneo, quindi le tasse?

«Se hai 10 miliardi da investire e devi scegliere tra tagliare il cuneo per sei mesi o aiutare le famiglie, magari con un anziano a carico, a curarsi, la risposta mi pare ovvia».

A grandi linee quale sarebbe l'idea che proponete?

«Si prevede l'assunzione di 80mila tra medici ospedalieri e infermieri. E l'adeguamento degli stipendi degli infermieri alla media Ocse, visto che è in atto

una vera fuga dall'Italia. Questo vale 8 miliardi. Ma la parte davvero innovativa è la seconda. Oggi ci sono circa 10 milioni di prestazioni del servizio sanitario prioritarie da recuperare: mi riferisco a interventi chirurgici e screening, soprattutto oncologici, urgenti. Oggi chi ha i soldi va nel privato, chi non può si indebita o non si cura. La nostra proposta è che lo Stato rimborsi coloro che devono fare queste prestazioni quando il Ssn non le assicura in tempi brevi. E questo costa 2 miliardi. Ma c'è un diritto costituzionale alla salute che oggi è di fatto violato e occorre agire».

Approfittare a suo tempo delle condizioni vantaggiose dei circa 37 miliardi di Mes sanitario avrebbe aiutato?

«Due disastri totali. Il primo, non aver preso il Mes, perché avremmo messo definitivamente a posto la sanità. Ma il secondo è stato il superbonus. Con

120 miliardi di spesa si sistemavano sanità, scuola, sicurezza».

Però i bonus sono stati volano di crescita e lavoro.

«Ma certo. Se però spendo 120 miliardi e ottengo 1,5 punti di Pil il rapporto è sproporzionato: 120 miliardi è una cifra che nessun capitolo di spesa ha avuto mai nella storia. Il problema è che, al di là delle dichiarazioni, nessuno ha pensato di investire questi soldi sulla sanità. Quando ti mancano 80 mila tra medici e infermieri sei semplicemente al collasso».

Il tavolo e l'iniziativa sul salario minimo non stanno languendo un po'?

«Sul salario siamo esattamente nei tempi dati da Meloni. Ci aveva prospettato per metà ottobre un pacchetto-lavoro del Cnel, che non dovrebbe contenere solo il salario, ma altri interventi contro i contratti pirata e incentivi alla contrattazione collettiva su cui siamo d'accordo».

Guardando alle Europee e al futuro di Azione, non è contraddittorio voler tenere insieme liberali e cattolici come Bonetti?

«Proprio no. Se c'è un modo in cui il paese si può salvare è avere in riferimento la prima parte della Costituzione, scritta da liberali, azionisti, popolari, comunisti, riformisti di sinistra. Poi ci sono le questioni etiche, su cui un partito serio lascia libertà di coscienza. Ma il nostro compito è affermare una visione del paese nel solco di quello che ha fatto Draghi. Ed è quel che facciamo con tre ministre del suo governo come Carfagna, Gelmini e Bonetti. che vengono da storie politiche differenti ma si ritrovano intorno a un'idea che si ispira alla prima parte Carta».

Quindi alle europee ci potrebbero essere liste con Bonetti e Bonino?

«Bonetti e Bonino possono star insieme tranquillamente. Con +Europa al momento non abbiamo iniziato a discutere. Per ora lavoriamo alla ricostruzione del Terzo polo con Bonetti e altri che arriveranno, come il gruppo che si è staccato dal Pd, per riprendere quella strada e dare il senso che una casa dei riformatori si può costruire».

(Intervista a cura di C. Rossi)