Costruiamo una vera area riformista e pragmatica

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05/04/2023

L’intervista di Carlo Calenda al Corriere della Sera

Carlo Calenda, il risultato del Terzo polo in Friuli-Venezia Giulia è stato a dir poco deludente…

«Le Regionali per noi sono elezioni diaboliche perchĂ©, vista la scarsa affluenza, c’è un’assenza pressochĂ© totale del voto d’opinione. Va poi detto che in Friuli-Venezia Giulia Fedriga ha preso molti voti del centro perchĂ© ha governato bene. Ma per noi era impossibile allearci con la sinistra che ha presentato un indipendentista. Sapevamo quindi a che cosa andavamo incontro. Maran è una persona di grandissima qualitĂ  e in un mese di campagna ha fatto quello che ha potuto».

Ma non le viene il dubbio che il Terzo polo non sfondi?


«Il Terzo polo ha già sfondato, ha preso l’otto per cento in pochi mesi, per arrivare dove siamo noi la Meloni ci ha messo otto anni. Dopodiché adesso bisogna andare avanti nel lavoro di costruzione di un’area riformista e pragmatica perché non è pensabile che il Paese sia governato da una coalizione di destra come questa che non ne sta azzeccando una e che l’unica alternativa sia una coalizione Schlein-5 Stelle che non è in grado di affrontare una singola sfida».

Quindi il progetto di partito unico con Italia viva resta in campo?


«Certo. Il 10 giugno le due assemblee di Azione e Italia viva indiranno il congresso e presenteranno il manifesto del partito e a ottobre sarà completato il processo. Ma già oggi stiamo lavorando come un partito unico. Con Bonetti e Rosato stiamo girando tutta l’Italia per rafforzarlo. Spero che con Elena si riesca a costruire un tandem anche in vista del congresso».

Intanto la polemica sul Pnrr infiamma il dibattito politico. Giuseppe Conte propone un tavolo di tutti, lei è d’accordo?


«Io sono d’accordo con lui nel senso che il Pnrr è una missione del sistema Paese e deve essere pianificato insieme. Dopodiché il problema in questo momento è che noi non sappiamo quali idee abbia Meloni per ristrutturare il Pnrr. Sentiamo solo delle dichiarazioni vaghe. La presidente del Consiglio dovrebbe essere più trasparente».

E l’opposizione magari oltre a polemizzare potrebbe fare qualche proposta…


«Guardi, io ho incontrato Fitto, ho incontrato Urso, ho mandato a Meloni il piano per convertire una parte rilevante di Pnrr in Industria 4.0 rafforzata con ambiente ed energia, il che significherebbe far spendere i soldi alle imprese che sono molto più rapide a farlo. La nostra è una proposta operativa e spero che il governo l’accoglierà. Già, perché questo è quello che va fatto delle proposte operative, ma la cosa drammatica è che l’altra parte dell’opposizione queste proposte non le sta facendo».

Se è per quello non riuscite a fare delle proposte tutti insieme nemmeno in altri campi.


«Io ho mandato a Conte e Schlein una proposta sul salario minimo per lavorarci sopra insieme. Però questo lavoro è molto difficile perché Boccia ti risponde “tu vuoi lo schiavismo”, Schlein non ti risponde perché l’unica cosa che fa è andare sempre in piazza e Conte tace. La verità è che non vogliono lavorare tutti insieme. Ognuno punta solo a marcare il suo territorio e a farsi la guerra reciproca rubandosi i voti nello stesso bacino, ma così la destra resterà al governo per anni e anni».

Questo 25 Aprile diventerĂ  il 25 Aprile antifascista delle opposizioni contro il governo?


«Io penso che La Russa si dovrebbe dimettere perché la Repubblica italiana è fondata sulla liberazione dal nazifascismo e se non hai le idee chiare su questo non puoi ricoprire la seconda carica dello Stato. Ciò detto, è ovvio che La Russa non si dimetterà e quindi noi che vogliamo fare, l’Aventino? Qual è il prossimo passo? Secondo me non si può fare politica d’opposizione così, non possiamo ributtare questo Paese in una lotta ideologica. Perché, parliamoci chiaro, il rischio che corre l’Italia adesso non è il fascismo ma il danno che produrrà al Paese questa gestione fallimentare del governo. Ed è su questo fronte che le opposizioni dovrebbero lavorare».

(Intervista a cura di Maria Teresa Meli disponibile qui)