Noi stiamo con Israele e sosteniamo il suo diritto di difendersi. È già iniziato un rumore di sottofondo identico a quello che abbiamo ascoltato in occasione della guerra ucraina. L’uso della parola pace per difendere gli aggressori, la comoda scelta di girarsi dall’altra parte rispetto agli orrori perpetrati dai terroristi, con la scusa che non ci riguarda. E invece ci riguarda: il terrorismo ci riguarda; la nascita di un asse anti occidentale che comprende la Siria, Hezbollah, Hamas, Iran e la Russia, ci riguarda. Ignorarlo vuol dire mettere la premessa di crisi sempre più grandi. La retorica delle buone intenzioni oggi non serve a nulla. Hamas va sconfitta una volta e per sempre.
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