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Il 4 maggio, con un totale di quasi 210 mila casi COVID-19 noti e circa 30mila decessi correlati all’epidemia, l’Italia è entrata nella cosiddetta Fase 2 nell’incertezza di una ripartenza che nonostante l’impianto impostato dal Ministero della Salute in cinque punti essenziali (distanziamento sociale, reti sanitarie sul territorio, Covid hospital, test, tracciamento), ancora manca di un programma puntuale che tenga conto delle capacità del Paese di controllare possibili nuovi focolai epidemici, di governare il loro impatto su un servizio sanitario già gravemente indebolito, di rassicurare un sistema economico e un tessuto sociale duramente provati dalla violenza della prima ondata epidemica.
Le prescrizioni del Governo per la Fase 2 non sembrano avere alcun razionale.Non vi è una differenziazione geografica fatta in base al numero dei contagi e alla disponibilità di strutture sanitarie, tamponi, analisi sierologiche, dispositivi di protezione. In poche parole il Governo ha, ancora una volta, scelto la soluzione più facile in termini di azione pubblica e più difficile per i cittadini.
In questo scenario, tanto incerto quanto rischioso, è più che mai indispensabile un programma idoneo a traghettare l’Italia verso un’auspicata Fase 3, ovvero la costruzione di una cintura di protezione che permetta la convivenza con il virus, consentendo agli italiani di svolgere in sicurezza il maggior numero possibile di attività economiche e sociali.
Il programma di Azione prende le mosse dalla consapevolezza che a fronte di situazioni regionali differenti, sia per quanto riguarda l’andamento epidemico (in alcune aree ancora caratterizzato da numeri importanti, in altre stabile su livelli modesti), sia per quanto riguarda l’esperienza maturata in risposta all’epidemia (molto diversa tra aree più colpite e meno colpite, ma anche tra aree meglio o peggio rispondenti tra quelle più colpite), è indispensabile pianificare una riapertura differenziata tra le regioni italiane. La scalabilità della riapertura dovrà poi riguardare non solo le regioni ma anche i diversi settori produttivi all’interno dei singoli contesti regionali. Con un’attenzione particolare al tema delle scuole, che merita una riflessione a parte e sarà oggetto di proposte dedicate. Queste diversificazioni sono irrinunciabili, per garantire una ripresa efficace per l’economia del Paese e al contempo sicura per la salute e la serenità dei suoi cittadini.
Esse sono peraltro facilmente programmabili e realizzabili prendendo come riferimento alcuni parametri, che assumendo valore di indicatori rendono possibile il controllo delle condizioni permissive o ostative nei confronti della riapertura. Tali parametri sono fondamentalmente basati sulla disponibilità di dati epidemiologici e statistici di carattere sanitario, e sulla disponibilità di informazioni – trasparenti e ufficiali – sulle dotazioni strutturali e strumentali messe in campo dalle singole regioni per la gestione della situazione emergenziale. È necessario quindi uno sforzo di trasparenza nel comunicare tempestivamente i dati necessari al monitoraggio delle condizioni.
Un programma per la ripresa in Fase 3 deve infine essere un programma a lungo raggio, basato su alcuni punti chiave, adatti a caratterizzare l’emergenza COVID-19 e le connesse operazioni di controllo dell’epidemia, in ogni suo momento anche futuro. Si potrebbe verificare infatti, con l’arrivo della prossima stagione invernale, una nuova situazione di emergenza sanitaria che si sovrapporrà alla condizione epidemica e sarà di origine psicologica. Ci sarà quindi bisogno di disporre, in ogni regione, di un numero adeguato di laboratori per eseguire test diagnostici molecolari e sierologici per giungere ad una diagnosi differenziale tra manifestazioni respiratorie influenzali e sintomi del COVID-19. Il sistema sanitario regionale dovrà quindi attrezzarsi per tempo e procedere tempestivamente con campagne di comunicazione per la vaccinazione antinfluenzale.
Il programma è basato su 10 parametri chiave, misurabili mediante indicatori standard, e idonei a monitorare costantemente l’adeguatezza delle azioni di sanità pubblica intraprese a livello di ciascuna regione italiana. Si tratta di punti chiave elencati secondo un ordine logico, e non di importanza, poiché è l’insieme di questi che dimostra il livello di sicurezza di una regione o della nazione rispetto alla Fase 3 dell’emergenza epidemica. Inoltre, la quantificazione della presenza di ciascuno di essi è da contestualizzare in relazione agli altri e alla situazione regionale in esame.
Il mix ponderato dei dieci indicatori deve determinare la decisione di attribuire ad una regione il livello di semaforo. Il peso ponderato del singolo indicatore andrà deciso con il Comitato Tecnico Scientifico. Il sistema proposto ha numerosi vantaggi:
Semaforo Verde
Indice di trasmissibilità (R): R < 1
Nuovi positivi settimanali ogni 100.000 abitanti: < 4
Tamponi per 1.000 ab > 2
Test sierologici: 1 TEST SIEROLOGICO AL MESE PER OGNI OCCUPATO
Misure di sicurezza: FABBISOGNO MENSILE DI MASCHERINE PARI A 30 PER ABITANTE
Medici medicina generale: N. PAZIENTI/MEDICO DI MEDICINA GENERALE PER REGIONE < 1085 pz
Dipartimento di prevenzione: N. PERSONE IN DIPARTIMENTI PREVENZIONE OGNI 10 mila ab > 1,39
Terapia intensiva: N. POSTI LETTO IN TERAPIA INTENSIVA per 100 mila ab > 15
Isolamento fiduciario: N. STANZE PER ISOLAMENTO FIDUCIARIO per 1000 ab > 0,5
Tracciamento digitale dei contatti: % POPOLAZIONE CON APP IMMUNI SU SMARTPHONE >71%
Semaforo Giallo
Indice di trasmissibilità (R): R < 2
Nuovi positivi settimanali ogni 100.000 abitanti: TRA 11 E 4
Analisi dei Tamponi: N. TAMPONI per 1.000 ab TRA 0,5 e 2
Test sierologici: 1 TEST SIEROLOGICO AL MESE OGNI 2 OCCUPATI
Misure di sicurezza: FABBISOGNO MENSILE DI MASCHERINE PARI A 30 PER ABITANTE CON ETÀ TRA I 14 E I 75 ANNI
Medici medicina generale: PAZIENTI/MEDICO DI MEDICINA GENERALE TRA 1086 pz e 1235 pz
Dipartimento di prevenzione: PERSONE DIPARTIMENTO PREVENZIONE OGNI 10 mila ab TRA 1,1 E 1,38
Terapia intensiva: N. POSTI LETTO IN TERAPIA INTENSIVA per 100 mila ab TRA 9 e 15
Isolamento fiduciario: N. STANZE PER ISOLAMENTO FIDUCIARIO per 1000 ab TRA 0,2 E 0,5
Tracciamento digitale dei contatti: % POPOLAZIONE CON APP IMMUNI SU SMARTPHONE TRA 61% E 70%
Semaforo Rosso
Indice di trasmissibilità (R): R > 2
Nuovi positivi settimanali ogni 100.000 abitanti: > 11
Analisi dei Tamponi: N. TAMPONI per 1.000 ab < 0,5
Test sierologici: MENO DI 1 TEST SIEROLOGICO AL MESE OGNI 2 OCCUPATI
Misure di sicurezza: FABBISOGNO MENSILE DI MASCHERINE INFERIORE A 30.000 per 1000 occupati
Medici medicina generale: PAZIENTI/MEDICO DI MEDICINA GENERALE PER REGIONE > 1236 pz
Dipartimento di prevenzione: N. PERSONE DIPARTIMENTO PREVENZIONE OGNI 10 mila ab < 1
Terapia intensiva: N. POSTI LETTO IN TERAPIA INTENSIVA per 100 mila ab < 9
Isolamento fiduciario: STANZE PER ISOLAMENTO FIDUCIARIO per 1000 ab < 0,2
Tracciamento digitale dei contatti: % POPOLAZIONE CON APP IMMUNI SU SMARTPHONE < 60%
Semaforo Verde:
apertura di tutte le attività mantenendo il distanziamento interpersonale e garantendo le misure di sicurezza
Aperti:
Sono aperte tutte le attività del settore primario, secondario e terziario comprese le scuole che secondo il report redatto dal CTS è tra i settori con il più alto rischio infettivo.
Semaforo Giallo:
apertura attività con minor rischio infettivo (Fonte: report CTS)
Aperti:
Chiuso:
Semaforo Rosso:
Chiusura totale (lock-down)
Aperto:
Chiuso:
LOMBARDIA
Indice di trasmissibilità R = 0,55
Nuovi positivi settimanali ogni 100.000 abitanti
Analisi dei Tamponi = 1,54
Test sierologici
Misure di sicurezza
Medici medicina generale = 1.322 pz
Dipartimento di prevenzione
Terapia intensiva = 13,32
Isolamento fiduciario
Tracciamento digitale dei contatti*
EMILIA ROMAGNA
Indice di trasmissibilità R = 0,72
Nuovi positivi settimanali ogni 100.000 abitanti
Analisi dei Tamponi = 1,7
Test sierologici
Misure di sicurezza
Medici medicina generale = 1.232 pz
Dipartimento di prevenzione
Terapia intensiva = 16,28 pl
Isolamento fiduciario
Tracciamento digitale dei contatti*
LAZIO
Indice di trasmissibilità R = 0,62
Nuovi positivi settimanali ogni 100.000 abitanti
Analisi dei Tamponi = 1,19
Test sierologici
Misure di sicurezza
Medici medicina generale = 1.071 pz
Dipartimento di prevenzione
Terapia intensiva = 13,74 pl
Isolamento fiduciario
Tracciamento digitale dei contatti*
CALABRIA
Indice di trasmissibilità R = 0,51
Nuovi positivi settimanali ogni 100.000 abitanti
Analisi dei Tamponi = 1,01
Test sierologici
Misure di sicurezza
Medici medicina generale = 1.065 pz
Dipartimento di prevenzione
Terapia intensiva = 10,58 pl
Isolamento fiduciario
Tracciamento digitale dei contatti*
I parametri in nero non possono essere valutati in quanto i dati non sono disponibili pubblicamente
*dato non rilevabile, l’app Immuni non è ancora disponibile
Negli ultimi 3 anni, 9.036 medici sono rimasti fuori dalla possibilità di specializzarsi. Il 2020 rischierà di essere inoltre l’anno con il più alto numero di “camici grigi” mai registrato nella storia, in quanto, a seguito della laurea abilitante, il numero di candidati attesi al concorso di specializzazione medica 2020 sarà composto in media da: 9.000 laureati del 2019, 9.000 “camici grigi” (che sono rimasti fuori al test di specializzazione 2019), 4.000 laureati 2020 (I° e II° sessione che sono automaticamente abilitati). I Ministri Speranza e Manfredi hanno annunciato il finanziamento di circa 5mila nuove borse di specializzazione, un buon segnale ma l’incremento appare insufficiente per far fronte alla possibilità di vedere arrivare 22 mila candidati al concorso di specializzazione medica e per annullare definitivamente l’imbuto formativo della specialistica medica. A questo fine appare necessario:
Attualmente non si conosce il numero totale di RSA presenti in Italia, lo stesso ISS nel report “Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie” indica una discrepanza tra il dato in possesso al suo Osservatorio Demenze, che conta 2.399 RSA, e il dato del Garante nazionale per la geolocalizzazione delle strutture sociosanitarie assistenziali sul territorio italiano, che nella sua banca dati “GNPL National Register” conta 4.629 RSA.
Ad oggi quindi la situazione è fortemente confusionaria soprattutto se si aggiunge il fatto che la maggior parte delle RSA (ovviamente non si conosce dato puntuale) è costituito da strutture private, per rendere l’idea in Toscana l’87% delle RSA sono private e quindi non gestite direttamente dalle ASL.
Questa pandemia ha evidenziato tutti i limiti delle RSA, la circostanza che questo sia avvenuto in tutta Italia, senza distinzione regionale e neppure di tariffe, impone un cambiamento dei requisiti per l’accreditamento. Le regioni devono effettuare una ricognizione dettagliata del numero di strutture presenti sul territorio, dettando i nuovi requisiti di sicurezza sanitaria compresi gli aspetti tecnici sulle procedure di gestione ordinaria (somministrazione dei pasti, la pulizia, etc). Inoltre entro settembre dovrà essere organizzato un modulo per l’autocertificazione che confermi i requisiti dell’accreditamento, a ottobre dovranno essere organizzati controlli a campione dei Nas preannunciati da una campagna di comunicazione da deterrenza per chi pensa di sfuggire alle regole.
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