Turismo, come si fa a gioire

Zacchera: "Il curioso trionfalismo dell’articolo de La Stampa"

Un articolo de La Stampa, basato su dati elaborati da ENIT, sostiene che il turismo italiano starebbe andando meglio di quello francese e spagnolo. Anche se fosse vero, stiamo parlando di una guerra tra poveri: ovunque il settore turistico è stato il comparto economico più duramente colpito.

Come si fa a gioire, senza vergognarsene, mentre il comparto ha perso oltre 300mila occupati nella prima metà di quest’anno e mancano circa 70 miliardi di euro di spesa dei turisti nei nostri alberghi, nei nostri ristoranti e nelle nostre strutture di accoglienza. L’articolo dimentica di raccontare le difficoltà di tante imprese, molte delle quali costrette a chiudere per diversi mesi e altre tutt’ora chiuse. Forse sarebbe stato utile andare oltre i numeri e dare voce a chi di turismo campa.

Com’è ovvio non esiste un unico indicatore di andamento del settore del turismo, tanto è vero che la stessa agenzia per lo sviluppo turistico francese il 4 settembre dichiara il contrario di quanto sostenuto nell’articolo, e cioè che «la Francia ha resistito meglio rispetto ai suoi vicini europei, Spagna e Italia» citando le riaperture delle strutture ricettive e le presenze nelle camere di albergo, entrambe nettamente superiori a quelle italiane. L’articolo, infine, nasconde il fallimento delle misure prese dal Ministero con la competenza sul Turismo per risollevare il comparto ricettivo italiano.

Pensiamo ad esempio al Bonus Vacanze: un voucher riservato alle famiglie con reddito ISEE inferiore ai 40.000 euro, con un valore tra i 150 e i 500 euro da spendere nelle strutture ricettive italiane. Così complicato e astruso che solo 280 milioni di euro, pari all’11,5% delle coperture della misura, sono stati effettivamente spesi alla fine della stagione estiva. Rimangono ancora inutilizzati circa 2 miliardi di euro, mentre le aziende della filiera turistica falliscono e i dipendenti stagionali, senza contratto, non hanno nessuna tutela.