Le responsabilità di Zingaretti e Renzi sul taglio dei parlamentari

Mazziotti: "Hanno approvato il taglio 'al buio' ma dei rimedi promessi non si vede l'ombra"

Qualche mese fa, avevo pubblicato un articolo sul taglio dei parlamentari, spiegando che Pd e IV - approvando il taglio dei parlamentari "al buio" stavano scommettendo l'uno sull'affidabilità dell'altro ed entrambi su quella del Cinquestelle: la posta in gioco era costituita dall'equilibrio e dalla democraticità del nostro sistema costituzionale.

La scommessa si basava però su "solide" basi, l'impegno generico dei partiti di maggioranza - sancito su un foglietto di carta - ad approvare rapidamente quattro provvedimenti:

  • legge elettorale;
  • abbassamento dell'età dell'elettorato del Senato, modifica della base regionale del senato e riduzione dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica;
  • modifica dei regolamenti parlamentari
  • non meglio precisate modifiche costituzionali riguardanti il rapporto di fiducia Camere/Governo e l'attuazione dell'autonomia differenziata.

Per approvare una legge elettorale e due leggi di riforma costituzionale servono almeno dieci passaggi parlamentari. Ad oggi, ce n'è stato uno solo e sul provvedimento più facile: la riduzione dell'età degli elettori del Senato.

Sulla legge elettorale siamo, invece, in alto mare con PD e IV che (sorpresona) si accusano reciprocamente di scorrettezze. Sulla riforma della base elettorale del Senato c'è stata una sola riunione di commissione. Sulle riforme della fiducia e dell'autonomia non esiste neppure una proposta. E, fatto forse più grave di tutti, l'iter di modifica dei regolamenti parlamentari non è neanche cominciato, quando mancano 50 giorni al referendum.

Era tutto scritto, ma non riduce le colpe di Renzi e Zingaretti, che - pur di far partire questo governo - hanno accettato di votare al buio il taglio dei parlamentari, nella piena consapevolezza dei rischi che correvano.

E adesso stanno andando a sbattere. Insieme, finalmente, almeno per questa volta.

 

Andrea Mazziotti, responsabile Giustizia e Riforme Istituzionali.