Quando si parla di scuola bisogna sentire la scuola

 

08 gennaio 2022

 

L'escalation della variante Omicron era prevedibile e andava gestita tenendo conto delle variabili: numero di alunni e docenti contagiati, in isolamento, vaccinati e non vaccinati.

La scuola è un sistema ad alta complessità: 8 milioni di studenti, 800.000 docenti, 10.000 istituzioni scolastiche, ognuna con la sua specificità, le sue caratteristiche territoriali, sociali, culturali, che, inoltre, presenta al suo interno differenze anche significative tra le varie classi, differenze che sono emerse pure nel Rapporto INVALSI.

Se la scuola è un'istituzione complessa, il sistema in cui è inserita è forse ancora più complesso, perché coinvolge, oltre allo Stato, che detta i principi generali, le Regioni, le Province/Città Metropolitane e i Comuni che devono fornire servizi atti a sostenere le istituzioni scolastiche, dotate dal 1999, di autonomia didattica e organizzativa.

Questa complessità, che include responsabilità diverse ma concorrenti, spiega i conflitti sorti tra i vari attori nella gestione dell’emergenza pandemica: le Regioni e i Comuni che si oppongono alle decisioni dello Stato, i dirigenti scolastici pro DAD e no DAD, le famiglie disorientate di fronte alla discordanza dei pareri e loro stessi portatori di convinzioni opposte. Tra i tanti pareri, notiamo, innanzi tutto, che è venuto a mancare quello del Comitato Tecnico Scientifico che avrebbe potuto coordinare il sistema sanitario con quello scolastico e sostanziare le decisioni prese, che sono comunque pervenute agli interessati con un colpevole ritardo.

L'escalation dei contagi della variante Omicron era prevedibile e andava gestita tenendo conto delle variabili in gioco: numero degli alunni e dei docenti contagiati, in isolamento per contatti con contagiati, vaccinati e non vaccinati (dati che possiedono solo le ASL), insegnanti sospesi in quanto non vaccinati. Variabili assai diversificate nelle varie fasce d’età, nei vari territori e, all’interno dello stesso territorio, nelle varie scuole. Prima di decidere, occorreva reperire gli elementi di criticità dalle istituzioni scolastiche, laddove il 10 arriveranno 8 milioni di studenti. Solo oggi il ministro Bianchi ha incontrato i sindacati della scuola e dopodomani docenti e dirigenti dovranno interfacciarsi con milioni di famiglie alle quali dovranno dare indicazioni e spiegazioni, su quali certezze e con quanta chiarezza non è ancora dato sapere.

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