Anche questa volta è lo sport a perdere la partita

Il Governo boccia il credito d'imposta del 50% sulle sponsorizzazioni

Incredibile ma vero, purtroppo. Ci hanno fatto credere che il Decreto Rilancio avrebbe introdotto la previsione del credito d’imposta del 50% sulle sponsorizzazioni sportive. Uno strumento che avrebbe restituito una boccata di ossigeno alle tantissime realtà sportive che, dopo l’emergenza Covid, non hanno più aria per sopravvivere. Una proposta di cui Azione, tramite Mariasole Mascia e Fabrizio Benzoni, si era fatta promotrice in tempi non sospetti.

Sembravano tutti d’accordo, a parole. Nei fatti, poi, è stata un’altra storia.

L’emendamento che avrebbe introdotto questa misura positiva per il rilancio del sistema sportivo è stato bocciato in Commissione, senza margini di manovra e senza spazi per ripensamenti. Il testo del Decreto da convertire in legge è arrivato blindato e non ne hanno voluto sapere di cambiare idea, neppure di fronte agli appelli unanimi delle leghe sportive italiane.

E così, a fare le spese dell’ennesimo gesto di arroganza di questo governo sordo saranno le associazioni sportive, ma soprattutto, le migliaia di ragazzi che praticano attività sportive a ogni livello.

Le aziende investono oggi nello sport non solo come strumento di promozione commerciale della loro attività, ma, soprattutto, per il valore sociale e per i benefici di ritorno sul loro territorio. Ecco perché, secondo Azione, questa misura è oggi più che mai necessaria e urgente, affinché le aziende continuino a investire, nonostante le gravi ripercussioni della crisi economica in corso.

Il Ministro Spadafora, invece, ha preso tempo, impegnandosi per il futuro: “Non è stato possibile in questa fase trovare ulteriori risorse anche per il credito di imposta ma assicuro che nell’imminente provvedimento di ulteriore scostamento di bilancio ci sarà sicuramente spazio per trovare le risorse”.

Vigileremo perché dia corso alla parola data.

Nel frattempo, ancora una volta, a perdere la partita è proprio lo sport, trattato come un bene di lusso cui si può e si deve rinunciare.

Ma rinunciare allo sport vuol dire non soltanto affossare le opportunità di crescita e di lavoro di migliaia di ragazzi, ma anche indebolire il sistema sociale e sanitario del Paese. Solo un Governo miope, come questo, potrebbe non accorgersene.