Riforma del Csm: proporremo "pagella dei magistrati"

 

19 maggio 2021

 

Costa: "Oggi il ministero della Giustizia conteggia e registra solo la loro quantità, non la loro coerenza, la correttezza delle scelte compiute dal magistrato". 

"È un’occasione non da poco per separare le funzioni, e di fatto le carriere dei magistrati, a Costituzione invariata". Scusi onorevole Costa, com’è possibile? Si vietano del tutto i passaggi di funzione? "Non solo, si può fare subito qualcosa di semplice ed efficace. Di qui a poche ore convertiamo il decreto Covid ( oggi alla Camera, ndr) in cui compare la norma che riduce da tre a due le prove scritte per il prossimo concorso in magistratura. Motivi straordinari: vanno limitati i rischi di contagio. Giusto: ma il punto è che, per tutti gli aspiranti giudici, saranno sorteggiate solo due fra le tre materie tradizionali, cioè penale, civile e amministrativo. Potrebbe verificarsi che un candidato intenzionato a intraprendere la carriera da requirente non debba dunque sostenere la prova scritta in diritto penale. Paradossale. Io propongo di correggere la norma del decreto in modo che chi intende diventare PM debba per forza sostenere lo scritto sul diritto penale. Sarebbe una breccia nel muro in prospettiva futura, nel senso che anche per gli anni a venire i candidati al concorso in magistratura dovrebbero chiarire subito quale carriera intendono seguire. A quel punto basterebbe vietare i passaggi da una funzione all’altra".

Enrico Costa, già viceministro a via Arenula con Andrea Orlando, poi responsabile Giustizia prima di Forza Italia e ora di Azione, è il terrore dei guardasigilli in carica. Perché è un avvocato penalista che oltre a conoscere benissimo le pieghe della procedura è esperto pure di quelle che si nascondono nei regolamenti parlamentari. Quindi, che si trovi in maggioranza o all’opposizione, riesce spesso a far passare proposte considerate inizialmente blasfeme.
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Ci risiamo, onorevole: cosa ha preparato per la riforma del Csm?

Intanto nell’esame del Dl Covid confido di ottenere, sulla norma per i concorsi, sostegno da altre forze di maggioranza. Credo che la separazione delle carriere si possa realizzare, più che per via referendaria, con norme ordinarie, senza toccare la Costituzione. L’idea di introdurre corsie preselettive già al concorso in magistratura è un primo passo.

Gli altri?

Si può prevedere che sanzioni disciplinari e soprattutto incarichi direttivi vengano decisi sì dall’unico attuale Csm, ma con percorsi separati per giudicanti e requirenti. Così si assicura autonomia ai due diversi ambiti funzionali senza dover duplicare l’organo di autogoverno, cosa possibile appunto solo con una modifica costituzionale.

Ma non c’è il rischio che i garantisti, nel tentativo di stravincere la partita, scatenino in realtà una rissa a centrocampo con chi è in disaccordo, i 5 stelle innanzitutto?

Io ho condotto battaglie a difesa dei princìpi quando ero all’opposizione. Se si tratta di affermare lo Stato di diritto, perché dovrei rinnegare quelle battaglie ora che faccio parte della maggioranza? Capisco il timore che si possano creare tensioni soprattutto col Movimento 5 Stelle, ma non è possibile essere tenuti in ostaggio da una componente che è pur sempre minoritaria nella compagine di governo.

A parte la prescrizione, i 5 stelle contestano lo stop ai ricorsi dei pm sugli assolti.

A me in realtà l’ipotesi prospettata dalla commissione Lattanzi, ma non ancora tradotta in un vero e proprio emendamento della ministra Cartabia, pare problematica per l’altra norma con cui si ritiene di dover bilanciare il divieto di impugnare le assoluzioni, vale a dire l’appello a critica vincolata ipotizzato per la difesa. Si dovrà leggere con attenzione il testo della guardasigilli. Io credo si debba partire da un dato: oggi il 48 per cento delle condanne inflitte in primo grado viene riformato in tutto o in parte in appello. È mai possibile rinunciare a un sindacato di merito che si rivela così spesso necessario? A me pare di no.

Torniamo alla riforma del Csm: lei depositerà entro la scadenza di lunedì un emendamento che prevede le “pagelle dei magistrati”. Cosa vuol dire?

Non esiste una banca dati sulla qualità delle decisioni: oggi il ministero della Giustizia conteggia e registra solo la loro quantità, non la loro coerenza, la correttezza delle scelte compiute dal magistrato. Ecco, a me sembra già un errore di metodo questo sbilanciamento sui numeri che non tiene conto di quante volte la statistica sui fascicoli smaltiti o le indagini concluse nasconda una scarsa attenzione alle regole.

Si rischia una giustizia burocratica, fatta di performance statistiche dei magistrati anziché di valutazioni scrupolose sui diritti?

Direi proprio di sì. Attenti, vogliamo processi più veloci, tribunali meno sovraccarichi? La strada c’è: abbiamo centomila assolti in primo grado ogni anno, vuol dire che la metà dei processi non doveva neppure essere celebrata, e invece i PM s’impuntano e fanno appello. Evitiamo di mandare a dibattimento fascicoli nati morti. È importante il segnale offerto dalla commissione Lattanzi, che nella riunione con noi deputati, la settimana scorsa, ha ipotizzato di modificare la regola del giudizio: va a processo solo l’accusa che, carte alla mano, ha elevate probabilità di produrre una condanna. Non è che si va a processo per vedere come sono quelle carte: le si vede prima, nell’udienza preliminare, che non dev’essere più la stazione in cui il treno della giustizia passa senza fermarsi mai. E anche in base alle richieste e alle decisioni prodotte in quella fase dai PM e dai gup, si stabilisce una valutazione sulla qualità del loro lavoro. Valutazione di cui il Csm dovrà poi tenere conto al momento di esprimersi sulla professionalità raggiunta dal magistrato, che determina gli scatti di carriera. Vuole un altro esempio sulla logica di questo screening?

Prego.

La legge italiana stabilisce che non dev’essere arrestato chi, seppur condannato, otterrebbe la sospensione condizionale della pena.

Non si deve far “assaggiare” la galera a chi a fine processo non ci finirebbe.

Vuol sapere quanti sono i casi di giudici che accolgono la richiesta del PM sulla custodia in carcere e poi dopo dieci giorni danno via libera a un patteggiamento con pena sospesa? Una marea. Ecco, chi compie scelte simili andrebbe valutato non positivamente. Il ministero della Giustizia non ha ancora depositato il rapporto sull’ingiusta detenzione, in cui dati del genere compaiono. Io dico: facciamo in modo che la linearità delle decisioni assunte da PM e giudici in casi come questo abbia un peso ai fini della loro carriera.

Si tratta di vincolare il Csm a valutazioni di professionalità che non siano tutte tarate su un’irrealistica eccellenza: come si fa?

La riforma del Csm deve mirare sicuramente a impedire il paradosso per cui il 99 per cento dei magistrati ottiene il massimo nelle valutazioni di professionalità. Serve una gradazione nei giudizi, e la banca dati qualitativa di cui parlavo è strumento indispensabile per arrivarci. Altro presupposto necessario è la partecipazione piena degli avvocati nei Consigli giudiziari, quando si decide sulla carriera di giudici e PM.

Nella riforma Bonafede è scritto, il Csm si è opposto.

Ma dall’avvocatura, dal Cnf come dall’Unione Camere penali, sono arrivati documenti che rafforzano la necessità di quelle norme. Dobbiamo intervenire per cambiare gli automatismi che impediscono un effettivo sindacato sull’attività di PM e giudici.

Nel ddl penale invece chiede di rafforzare il divieto di intercettazione nei riguardi dell’avvocato: come?

Non solo ho reso più stringente il divieto, che ora determina l’inutilizzabilità e l’impossibilita di trascrivere i colloqui eventualmente captati fra difensore e assistito: propongo di introdurre anche una sanzione penale per chi viola il divieto, vale a dire per l’ufficiale di polizia giudiziaria che intercetta la telefonata dell’avvocato e anziché bloccare, se possibile, la registrazione, la trascrive, o comunque ne informa il PM. Se una regola c’è va rispettata, e dovrebbe essere così anche per chi sulle regole sarebbe tenuto a vigilare.

Intervista di Errico Novi, pubblicata oggi sul sito Ildubbio.it

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