Il rientro in classe sarà un momento difficile per la scuola italiana

 

07 gennaio 2022

 

Tracciamento puntuale, fornitura tempestiva di mascherine FFP2 e non solo. Quello che si doveva fare ma non è stato fatto. 

Lunedì 10 sarà una giornata molto difficile per la scuola italiana, un salto nel buio per gli studenti e le loro famiglie, per i docenti e, in primis, per i presidi, responsabili del corretto funzionamento del servizio scolastico. Infatti, sono migliaia le firme raccolte da varie petizioni che chiedono almeno due settimane di DAD per dare il tempo alle scuole di organizzarsi. Il decreto del 5 gennaio ha opportunamente previsto delle distinzioni tra i vari ordini di scuola, in base al numero dei vaccinati, che, ad oggi, risultano essere (con rilevanti differenze regionali): nella fascia 5-11 anni, il 12,56% con la prima dose, lo 0,02% con la seconda dose e il 3,86% di guariti; nella fascia 12-19 il 77,97% con il ciclo completo, con incidenze significativamente diverse, nella fascia 12-14, riferibile agli alunni della scuola media.

Quali sono le difficoltà emerse per l’applicazione del decreto?

  1. Le scuole, per problemi di privacy, non hanno dati certi sugli alunni vaccinati, contagiati o in quarantena per contatti e le ASL finora non sono state in grado di fornire in tempi stretti le informazioni alle scuole;
  2. considerata la velocità con cui si diffonde il contagio della variante Omicron (basta vedere i dati della Fondazione Gimbe delle ultime due settimane), il numero di insegnanti contagiati, in quarantena perché con contatti a rischio o sospesi perché non vaccinati, si può ragionevolmente ipotizzare che, al rientro a scuola, mancheranno migliaia di docenti (circa 40.000 secondo le previsioni dell’Associazione Nazionale dei Presidi) e le classi si troveranno scoperte. Anche il reperimento dei supplenti è estremamente difficile, considerando che chi accetta una supplenza lo deve fare alla cieca, senza sapere per quanti giorni lavorerà, perché l’insegnante non vaccinato potrebbe decidere di effettuare il vaccino da un giorno all’altro e ha diritto di tornare in cattedra, così come quelli malati e in quarantena che non sanno quando il tampone sarà negativo;
  3. il governo ha autorizzato al commissario Figliuolo la spesa di 92,5 milioni per fornire test antigenici rapidi gratuiti, con la possibilità di farli anche nelle farmacie con la ricetta del medico, ma sappiamo che il sistema sanitario è in congestione, inclusi ambulatori, drive in e farmacie.

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Cosa si poteva fare e non è stato fatto?

  1. disporre che le ASL comunichino in tempi pressoché reali i dati sui docenti e gli alunni in merito ai vaccini effettuati, ai contagi e alle quarantene;
  2. disporre che gli Uffici Scolastici Regionali, nei 18 giorni di vacanze natalizie, durante i quali le segreterie delle scuole sono state comunque aperte, raccogliessero i dati di cui sopra e quelli dei docenti che hanno chiesto la malattia;
  3. attuare il Piano del Commissario Figliuolo per il “tracciamento riguardante le scuole, mirato ad incrementare l’attività di verifica rapida di eventuali casi di infezione da SARS-CoV2 all’interno di classi/gruppi, e facilitare il proseguimento dell’attività didattica in presenza” (Comunicato n. 77 del 1° dicembre della Presidenza del Consiglio dei Ministri), valutando la possibilità di fare delle scuole degli hub vaccinali per gli studenti e i docenti;
  4. stabilire che la sospensione di chi ha deciso di non vaccinarsi sia almeno di quindici giorni, così da garantire una durata certa a chi accetta una supplenza;
  5. prevedere la fornitura tempestiva di mascherine FFP2 a docenti e studenti. Su questo e su altre iniziative intraprese per contrastare il contagio da Covid 19 nelle scuole, occorre rilevare che nel 2020 una notevolissima quantità di risorse è stata spesa per l’acquisto di mono-banchi a rotelle e per mascherine chirurgiche inutilizzate, in quanto scomode e con elastici che si rompevano subito. Da diversi mesi le scuole, invase da montagne di questi dispositivi, sono impegnate nella loro rottamazione, che, in alcuni casi, si realizza solo a pagamento;
  6. finalizzare i 350 milioni di euro stanziati dal Ministero dell’Istruzione ad agosto 2021 per acquisto di beni e servizi per l’anno scolastico 2021/2022, che si sono aggiunti a stanziamenti simili erogati precedentemente, all’acquisto di depuratori d’aria ad alta frequenza, attraverso un bando gestito a livello centrale, evitando quella distribuzione “a pioggia” delle risorse, che si era già dimostrata poco efficace. L’OMS ha espressamente dichiarato il ruolo primario, nella trasmissione del Covid-19, svolto dalla permanenza delle nuvole di particelle sospese negli ambienti chiusi e da due anni si disserta, in tutto il mondo occidentale, sulla validità dei depuratori d’aria, fissi o mobili, in quanto strumenti efficaci per ridurre il rischio di contagio, efficacia dimostrata in Italia da quei Comuni che hanno autonomamente proceduto in tal senso.

In base a quanto detto sopra, quantunque si rimanga convinti della necessità che il servizio scolastico si debba svolgere in presenza, riteniamo che i ritardi e i mancati interventi accumulati in questi due anni di pandemia richiedano una onesta e ragionata presa d’atto della difficile situazione attuale, concedendo alle scuole la possibilità di attivare la DAD, per una o due settimane, a seconda dei casi (scuola primaria, secondaria di I grado e secondaria di II grado, numero dei vaccinati, dei non vaccinati e di soggetti in quarantena, sia rispetto agli alunni che ai docenti), al fine di garantire agli alunni, in sicurezza, quei livelli essenziali di prestazione del servizio, cui hanno diritto.

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