Palazzolo non molla, Badalamenti Jr. finisce in cella

Il sindaco di Cinisi: "Non dimenticherò il suo sguardo quando fu costretto a darmi le chiavi del casolare"

Se non avesse tirato fuori tutta la sua arroganza, deciso a rimpossessarsi di un casolare strappato alla sua «famiglia» dall'Agenzia dei beni confiscati alla mafia, il figlio di «don» Tano Badalamenti forse si sarebbe fatto le sue vacanze siciliane a casa della madre, tornando indisturbato in Brasile dove si fa chiamare Carlos Massetti. Nome di copertura di Leonardo Badalamenti, 60 anni, latitante per la magistratura brasiliana dal 2017, con un ordine di arresto per traffico di stupefacenti e falsità ideologica.

Ecco il quadro che ieri ha consentito alla Dia, la Direzione investigativa antimafia di Palermo diretta dal capo centro Antonio Amoroso, di trasferire il figlio del boss dalla casetta materna di Castellammare del Golfo al carcere palermitano «Pagliarelli», in attesa delle intese internazionali con San Paolo. Epilogo inatteso per Badalamenti junior che non aveva nemmeno vent'anni quando il padre fece uccidere Peppino Impastato, stanco di essere sbeffeggiato attraverso Radio Aut. Un omicidio con la messinscena di un fallito attentato terroristico. Con coperture eccellenti, smontante dal giudice Rocco Chinnici.

Poi, la guerra di mafia e la fuga del boss con i figli Leonardo e Vito in Brasile e Spagna. Anche loro fra gli «scappati» costretti all'esilio da Totò Riina. Negli anni l'intero patrimonio del padrino di Cinisi è finito sotto sequestro, compresa la dimora al centro del paese, quella dei «Cento passi», il film con Luigi Lo Cascio interprete di Impastato. Ma una recente sentenza della Corte di Assise non passata in giudicato ha effettivamente restituito alla famiglia quel casolare noto come «Casa Napoli», appena fuori Cinisi. E Leonardo Jr. ne ha rivendicato la proprietà. Contrastato dal sindaco, Giangiacomo Palazzolo, un avvocato deciso a non mollare, come si è capito due settimane fa quando un vigile lo ha allertato: «Badalamenti sta cambiando le serrature...». E Palazzolo corre, avvertendo i carabinieri: «Lo trovo dentro il casolare che l'Agenzia ci consegnò come un rudere di nessun valore e dove noi abbiamo speso 400 mila euro per farne luogo di memoria anche con la famiglia Impastato. Gli intimo di uscire e lui alza la voce minaccioso, arrogante, spalleggiato da un ragazzo, il figlio che ha lo stesso nome del nonno, Gaetano».

Un duello, come racconta il sindaco-avvocato: «Gli impongo di sloggiare. Rifiuta. Nasce un battibecco. Ai carabinieri che arrivano dico che vado in caserma per la denuncia. Loro lo invitano a seguirlo. Ma quando sta per allontanarsi gli grido di lasciare le chiavi della nuova serratura. Non dimenticherò il suo sguardo quando capisce che è costretto a darmele». Il sindaco giura che non cederà: «Può pretendere i 30 mila euro del rudere, ma non dal Comune che lo ha avuto dall'Agenzia. Se la veda con lo Stato...».

Ipotesi difficoltosa, considerata la svolta della storia con la Dia diretta dal generale Giuseppe Governale che, ricostruendo il percorso giudiziario di Badalamenti-Massetti ha fatto scattare le manette. D'altronde il 22 maggio 2009 era già stato tratto in arresto in Brasile dal Ros dei Carabinieri nel corso dell'operazione «Mixer-Centopassi», assieme ad altri 19 per associazione mafiosa, corruzione, trasferimento fraudolento di valori e truffa. Un pallino quest'ultimo poi riproposto, come mister Massetti, contro banche americane e inglesi, dalla Hong Kong Shanghai Bank alla Lehman Brothers, per centinaia di milioni di dollari. Ma il vero tesoro per lo «scappato» era quel rudere da riprendersi. Anche a costo di un duello, per il momento, perso.

 

Corriere della Sera - Felice Cavallaro