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27 ottobre 2022

 

La normalizzazione di una destra più impreparata che pericolosa, la nostra opposizione e la manifestazione del 5 novembre a Milano per l'Ucraina.

Il discorso alle Camere di Giorgia Meloni è stato netto su fascismo, autocrazie e diritti. Occorre riconoscerlo chiudendo una volta per tutte la stagione degli "allarmi democratici".

Certo, il "non sono mai stata fascista" pronunciato dalla Meloni è poco credibile; ma tanto quanto l'analoga frase che pronunciò Veltroni per archiviare il comunismo. La verità è che in Italia non si riesce mai a fare i conti seriamente con i percorsi storici e politici. Ce la caviamo citando il Papa e il "Made in Italy".

La Presidente del Consiglio è stata poi chiara sul posizionamento internazionale dell'Italia. Bene dunque su questi due importanti punti di principio. Speriamo che Meloni sia conseguente e tronchi i legami con i partiti di ultradestra europei.

Il resto del discorso è stato molto deludente. Una lista noiosa e infinita di mali italiani che ben conosciamo senza però nessuna soluzione concreta. A ciò si aggiunge un quasi totale disinteresse su istruzione e sanità. Ad esempio, invocare il merito senza spiegare come declinarlo è inutile tanto quanto contestarlo a prescindere come fatto da Landini e company. Siamo davanti alla ripetizione della battaglia sulle parole che paralizza l'Italia da un trentennio.

Si conferma l'impressione di un esecutivo del tutto impreparato ad affrontare la drammatica situazione del Paese. Anche i primi (e unici) provvedimenti annunciati: flat tax per le partite iva fino a 100.000 euro, innalzamento del tetto al contante e condono vanno tutti nella direzione sbagliata. Questa è l'agenda pro-evasione di Salvini, da cui la Presidente del Consiglio dovrebbe stare alla larga.

Nel corso del dibattito sono emerse due linee di opposizione: quella pregiudiziale e massimalista dei 5S (e di parte del PD) e quella fondata sulle proposte e le contestazioni di merito (qui l'intervento di Richetti alla Camera) che Azione e Italia Viva hanno posto all'attenzione dei cittadini e della maggioranza.

Per fortuna una parte del Partito Democratico sembra intenzionata a non seguire i deliri di Conte, Serracchiani e Boldrini su "Meloni maschilista" e il riferimento al sempiterno rischio democratico. Speriamo che questa linea prevalga al Congresso.

Non esiste uno spazio per l'unità delle opposizioni invocata Letta per non dover scegliere una linea politica. Il modello "Comitato di Liberazione Nazionale" può funzionare solo davanti al rischio democratico. E oggi si conferma, anche dopo il discorso della Meloni, che questo rischio in Italia non esiste.

 

Veniamo a noi. Con grande delusione dei cronisti, il rapporto con Matteo Renzi e Italia Viva funziona perfettamente. Abbiamo dato seguito a quanto promesso agli elettori formando gruppi unici con presidenze alternate; Richetti alla Camera e Paita al Senato. Abbiamo presentato insieme il piano per il tetto del costo delle bollette gas e luce. Stiamo lavorando per la presentazione delle proposte in vista della legge di bilancio.

Il 19 novembre a Napoli si terrà la nostra Assemblea Nazionale. Matteo Richetti si dimetterà dal ruolo di Presidente essendo diventato il nostro capogruppo alla Camera. Proporrò di affidare la Presidenza a Mara Carfagna. In quella sede chiederò all'Assemblea di approvare anche l'accordo di federazione con Italia Viva (che riunirà la sua assemblea la settimana successiva).

La Federazione avrà un organo di coordinamento delle iniziative politiche, pariteticamente composto, che darà anche vita al cantiere per la costruzione del partito unico. Abbiamo invitato anche Più Europa a partecipare, per ora senza avere risposta.

Vi aspettiamo in tanti il 5 novembre a Milano, alle ore 16.00, all'Arco della Pace per testimoniare che non esiste pace senza libertà e che la manifestazione, contemporanea, di Roma, che chiede lo stop dell'invio delle armi all'Ucraina è, in realtà, un appello per la resa di Kiev agli aggressori russi.

Varrebbe la pena, a questo proposito, ricordare le parole di Winston Churchill dopo la conferenza di Monaco del 1938 e i tentativi anglofrancesi di appeasement con Hitler:
"Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra"

 

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