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11 novembre 2022

 

La questione migranti non si risolve con le provocazioni.

In questi giorni il tema dell'immigrazione è tornato prepotentemente all'ordine del giorno: purtroppo il Governo di destra sta per l'ennesima volta trasformandolo in uno strumento di propaganda senza cercare soluzioni realistiche e concrete. Affrontare così il problema dei flussi migratori ci rende prigionieri di uno spettacolo davvero triste di cui dobbiamo liberarci il prima possibile. Anche perché, è cronaca di queste ore, spinge l'Italia a una guerra di posizione con altri paesi europei che non può portare a nulla di buono.
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Se è vero che la Francia sta sbagliando ad aumentare la tensione con l'Italia prendendo a pretesto la vicenda della Ocean Viking, è anche vero d'altra parte che Giorgia Meloni deve capire che non si può fare politica estera con scatti, ultimatum e forzature. Non possiamo però non ritenerci soddisfatti del fatto che nella conferenza stampa di oggi la Premier abbia comunque riconosciuto la necessità di una soluzione europea.
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Sia la retorica di sinistra sui porti aperti, sia quella di destra che criminalizza ogni arrivo sono figlie di un atteggiamento strumentale che in realtà non vuole affrontare il problema. La chiusura delle rotte di immigrazione illegale, nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi umanitari, è fondamentale per governare il fenomeno in modo serio.
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Non ci sono governi europei, neanche quelli socialisti o liberali, che aprano i porti a chiunque in modo indiscriminato. Bisogna iniziare a ragionare seriamente su un piano nazionale per l'immigrazione, lavorando con i Paesi di transito e provenienza.
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In campagna elettorale abbiamo dedicato un capitolo del nostro programma elettorale a questo argomento e stiamo continuando a fare proposte sul tema.
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Quello che bisogna principalmente fare è contrastare l'immigrazione clandestina attraverso l'istituzione di corridoi umanitari e, come già detto, accordi di cooperazione con i Paesi di origine e di transito (Migration Compact) in modo da aiutarli davvero "a casa loro". Non come professa la destra a chiacchiere, ma con atti concreti.  Non è possibile pensare di aiutare seriamente i Paesi africani senza prevedere politiche commerciali e di difesa ad hoc, nonché linee di finanziamento dedicate e una programmazione dei flussi migratori regolari. In questo modo sarà possibile ottenere una collaborazione vincolante sui rimpatri in cambio di forme di controllo rafforzato su partenze irregolari.
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È inoltre fondamentale favorire politiche di integrazione dei migranti, dei rifugiati e delle loro famiglie poiché senza queste non è possibile contrastare l'irregolarità. Più integrazione significa più sicurezza per tutti. Servono corsi intensivi obbligatori di lingua e cultura italiana per i neo-arrivati, la regolarizzazione di chi già risiede e lavora in Italia e lo Ius Scholae per chi ha frequentato per almeno 5 anni un percorso di formazione in Italia.
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Sono queste le questioni che devono essere affrontate, non si può continuare a improvvisare, prendendo decisioni solo in base a chi arriva per mera propaganda politica.
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