Ne usciremo migliori?

La newsletter di Carlo Calenda: "Non credo che usciremo migliori da questa crisi, anzi, ne usciremo a pezzi se non avremo la consapevolezza che il Paese deve cambiare".

Non credo che usciremo migliori da questa crisi, anzi, ne usciremo a pezzi se non avremo la consapevolezza che il Paese deve cambiare. Saremo gli stessi ma la situazione intorno a noi sarà invece molto peggiorata, questa volta non c'è un'altra chiamata.
Vi sembra che sia cambiata, ad esempio, la serietà nelle dichiarazioni dei politici rispetto alla crisi? Pensateci un attimo, quante volte avete sentire dire cose a vanvera come "apriamo tutto" e poi "chiudiamo tutto", "Milano riparte", "abbracciamo un cinese", "riapriamo a Pasqua". Dichiarazioni fatte senza una base di razionalità, di evidenza scientifica, di serietà.
 
È cambiato il rapporto tra maggioranza e opposizioni in un momento di crisi? No, il Governo sta affrontando la pandemia esattamente con l'assetto normale, non ha ritenuto di aprirsi a competenze esterne, e l'opposizione non è diventata più responsabile.
 
L'Europa? Dovremmo fare un ragionamento razionale: l'UE ci sta dando un aiuto fondamentale con l’acquisto di titolo del debito pubblico, che ci consente di pagare le pensioni, i medici e fare i nostri piani per rimettere a posto l’economia. Ma allo stesso tempo non sta facendo un pezzo del lavoro necessario, cioè un grande piano di rilancio gestito dalla Commissione Europea finanziato dagli eurobond.
E invece anche ora ci dividiamo tra chi vuole uscire dall'Unione Europea - in mezzo ad una pandemia - e chi, dall'altro lato, dice che l'Italia ha talmente tante colpe che non possiamo chiedere niente all'UE.
E questa mancanza di serietà fa a cazzotti con il lavoro che vediamo fare  medici, agli infermieri, ai poliziotti e a tutti quelli che si impegnano per contenere questa emergenza.



Quando noi a novembre dicevamo la Sanità, la Sicurezza e la Scuola sono i 3 pilastri dello Stato, mentre si parlava solo di Quota 100, non c’è stato un giornalista o un politico che abbia detto "è un problema che in Italia ci sono 16 mesi di lista d'attesa per fare una mammografia".
 
Questa mancanza di serietà c'è perché noi cittadini la consentiamo e continuiamo ad andare dietro agli slogan e a dividerci fra noi. Ricordiamocelo anche dopo l’emergenza, quando avremo la possibilità di scegliere.
 
Grazie,
Carlo Calenda