Nato e Russia, una proposta irricevibile

 

20 dicembre 2021

 

Il commento di Vincenzo Camporini sulle proposte di Putin agli USA e ai Paesi della Nato.

Putin sa benissimo che le proposte formulate da Mosca, sia di un trattato con gli Usa, sia di un accordo con i Paesi della Nato, a prescindere da una eventuale e del tutto improbabile accettazione da parte di Biden, non hanno la minima possibilità di ottenere la necessaria ratifica dal Senato Usa; appare dunque doveroso domandarsi il perché di questa mossa diplomatica.

Una prima riflessione nasce dalla scelta di proporre due testi diversi, uno per un documento bilaterale con gli Stati Uniti e un secondo tra la Russia e gli Stati membri dell'Alleanza Atlantica, come se gli Usa non ne facessero parte: appare qui evidente una volontà di differenziazione, volta a creare una crepa nella solidarietà Nato, aspirazione che costituisce una costante della politica estera di Mosca, fin dai tempi della guerra fredda.

A prescindere dai contenuti, la mossa diplomatica russa suscita perplessità anche perché formulata in un periodo di crescenti tensioni, con manifestazioni non propriamente amichevoli, di tipo politico (attivismo in vari teatri africani, a partire dalla Libia), economico (le turbolenze nel settore energetico) e militare (la costante e crescente pressione ai confini con l'Ucraina).

L'iniziativa apparirebbe più ragionevole se simili proposte venissero formulate a valle di una sequenza di gesti distensivi, in modo da creare un'atmosfera meno tesa che favorisse l'apertura di un dialogo, a seguito del quale si potrebbe procedere alla formulazione di una bozza di accordo, con un formale articolato. In questo caso è come se si volesse partire dall'ultima casella, per andare a ritroso, il che tradisce una sorta di volontà ultimativa, volontà implicitamente confermata dai contenuti degli articoli proposti.

Venendo dunque ai contenuti, come ha giustamente fatto osservare il Segretario Generale della Nato Stoltenberg, il principio ispiratore appare quello della volontà di farsi riconoscere una rinnovata sfera di influenza; si tratta di un concetto che sembrava bandito con la fine della guerra fredda e che invece viene implicitamente riaffermato nei confronti dei Paesi nati dalla disgregazione dell'Unione Sovietica, cui non si vuole riconoscere una piena libertà di azione. In pratica si tratta di una riedizione della dottrina della "Sovranità Limitata" di Brežneviana memoria, dottrina con cui venne tra l'altro giustificata l'invasione della Cecoslovacchia dell'agosto 1968.

Si può speculare se questo atteggiamento sia una manifestazione del timore fobico della Russia di essere accerchiata ed è giusto sottolineare come gli Stati Uniti, e la Nato nel suo complesso (e lo stesso per certi versi si può dire dell'Unione Europea), almeno a partire dal 2008 non abbiano fatto molto per attenuare questi timori: è esemplare al riguardo quanto accadde nell'aprile di quell'anno a Bucarest, al vertice Nato, in cui gli Usa e Uk fecero di tutto per formalizzare un invito all'adesione per Georgia e Ucraina, trovando un'opposizione determinata da parte di Francia, Germania e Italia; il testo del comunicato finale di quel vertice venne in qualche modo annacquato, ma al paragrafo 23 si afferma comunque che in un futuro indeterminato Georgia e Ucraina entreranno a far parte dell'Alleanza.

 

Editoriale di Vincenzo Camporini, responsabile Sicurezza e Difesa, pubblicato su Formiche.net

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