Paure e poltrone: la lunga (?) traversata che attende i “moderati”

di Andrea Mazziotti.

Pd e M5S si sono fidanzati in casa, se non addirittura sposati. E adesso viene il difficile, ma anche il bello, per quelli che tradizionalmente vengono definiti “moderati”, anche se in questo momento di tutto abbiamo bisogno, tranne che di moderazione.
Dimenticati in poche ore Bibbiano, i pidioti, i grullini, i “senza di me”, e altre amenità, è oramai ufficiale l’alleanza
tra populismo M5S e sinistra, uniti in una politica senza visione, fatta di bonus, statalizzazione, assunzioni a pioggia, spesa pubblica fuori controllo e limitazioni alla libertà economica, il tutto condito con una spolverata di giustizialismo anti-imprese. Leu festeggia e Italia Viva più che twittare polemicamente e spuntare qualche nomina non fa.


E questo perché? Per evitare le elezioni e lo spauracchio Salvini, che pure è talmente suonato da essere sicuramente battibile, se solo si mettesse insieme una proposta politica decente.  Ma non è solo questo: sul piatto della bilancia Pd, oltre alla mitica “guerra alle destre”, pesano innumerevoli poltrone e, soprattutto, i 209 miliardi in arrivo dall’Europa.


Ed è proprio questa la scelta che si pone oggi davanti a liberali, popolari e riformisti di cdx e csx: rischiare o accomodarsi al calduccio. Se ci parli in privato, moltissimi esponenti del Pd, di Forza Italia o dei cespugli centristi alleati del M5S o della Lega ti dicono: che schifo, non ne posso più, così finiremo in malora e via lamentandosi. Qualcuno con più coraggio fa tweet polemici. Ma alla fine se ne restano nelle rispettive coalizioni. Perché oggi, inutile nasconderlo, solo stando coi giallo-rossi o col (centro)destra sovranista ci si può garantire un posto a tavola e una qualche sicurezza del seggio.


L’alternativa è molto meno comoda: mettere davanti l’interesse del paese, rinunciare a queste sicurezze e iniziare una traversata nel deserto, potenzialmente lunga. Una scelta tutt’altro che moderata. La più coraggiosa che si possa fare in questo momento: dare vita a una forza politica, fondata sui valori della democrazia liberale, dell’economia di mercato e della solidarietà sociale, della legalità e del giusto processo, dell’Europa: insomma sui nostri valori costituzionali.
Parlo di forza politica e non di alleanza, perché serve una forza d’urto imponente per svegliare l’elettore moderato-centrista, che si sta assuefacendo all’idea che tocca scegliere uno dei due mali e, a seconda dell’orientamento più progressista o più conservatore, finisce per ingoiare il boccone grillino o salviniano.
Sono convinto che gli italiani finiranno, più prima che poi, per rendersi conto del disastro che i due populismi stanno provocando alla nostra economia e ai nostri valori. E allora sarà un crollo del sistema come quello di tangentopoli, solo che stavolta sotto le macerie finiranno i populisti con le loro ricette facilone e i loro alleati “per forza”.


Quando questo accadrà, servirà una forza politica coraggiosa nell’affrontare con serietà i problemi da risolvere, senza mai tradire i valori della democrazia liberale.
La durata del percorso per arrivarci dipenderà da vari fattori, non è detto che sia così lunga. E sicuramente sarà molto più breve se i “moderati” dimostreranno di essere coraggiosi, rinunciando a partecipare alla grande spartizione e accettando il rischio di perdere.
Bisogna tentare. Perché, citando JFK, ogni risultato parte dalla decisione di provarci.

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