Quando la piattaforma ha la barba e si arrabbia pure

Mazziotti: "Triste epilogo della democrazia (etero)diretta a Cinque Stelle".

La crisi “istituzionale” del Movimento Cinque Stelle (Casaleggio che sul Blog contesta ai vertici di voler “diventare partito”, i garanti che lo accusano di uso improprio di Rousseau, lui che ne rivendica la titolarità e Crimi & co che chiedono le liste degli iscritti) non è “uno” dei passaggi della crisi del Movimento.

Già prima di questo scontro, in nome della ragion di Stato (e di poltrona), erano finiti in soffitta uno dopo l’altro simboli e principi cardine del movimento: rifiuto di andare in tv, streaming, uno vale uno, limite dei due mandati, esclusione degli indagati dalle liste, rinuncia alle auto blu, TAP, TAV, etc.  

La lite con Casaleggio, però, ha un significato molto più profondo, perché si scopre (o meglio si ha la conferma) che l’associazione Rousseau, che doveva essere strumento di gestione della piattaforma del movimento, in realtà è molto di più. Vive di vita propria e ha la barba di Davide Casaleggio. Non è un “mezzo” neutrale, ma una persona in carne e ossa, per giunta molto permalosa con chi prova a limitarne il ruolo.

Sul sito di Rousseau, si legge che Rousseau è “la piattaforma di democrazia diretta DEL Movimento 5 Stelle” e quando il Cinquestelle adottò il nuovo statuto, nel 2018, Di Maio ce la raccontò così, negando che quella riforma avrebbe messo definitivamente il movimento nelle mani della Casaleggio e Associati.

Ma Rousseau non è affatto DEL Movimento 5 Stelle.

L’Associazione è totalmente nelle mani di Casaleggio, che ne è presidente-tesoriere. I soci sono solo tre: Casaleggio, Pietro Dettori (ex dipendente Casaleggio e Associati) ed Enrica Sabatini, altra fedelissima. Il Movimento non dispone di alcuno strumento per intervenire nelle decisioni di Rousseau.

Il sito è più “sincero” nella parte in cui si legge che gli obiettivi di Rousseau sono “la gestione del MoVimento 5 Stelle … e la partecipazione degli iscritti alla vita del MoVimento 5 Stelle”. E infatti è Rousseau a gestire (se non pilotare…) le votazioni sulla piattaforma. Anche la gestione dei dati – fondamentale per governare il M5S - è totalmente nelle mani di Casaleggio.

Infatti, mentre la privacy policy del Movimento Cinque Stelle afferma che il Movimento è titolare dei dati degli iscritti che vengono trattati tramite l’Associazione Rousseau come responsabile del trattamento, la privacy policy del Blog delle Stelle stabilisce che il titolare dei dati personali degli iscritti è l’Associazione, senza citare il Movimento Cinque Stelle.

Aggiungiamo poi che lo Statuto del Movimento vincola espressamente il Cinque Stelle ad avvalersi della piattaforma Rousseau, sulla base di “appositi accordi”, e la realtà viene a galla in modo chiaro: è Rousseau/Casaleggio che gestisce, o quanto meno pensava di gestire, il Movimento. Non viceversa.

Adesso che si è arrivati alla frattura i nodi vengono al pettine e i presunti vertici del Movimento annaspano, perché si sono resi conto di essere appesi a una sistema di proprietà di un privato che, da domani, potrebbe, come minacciato da Casaleggio, interrompere il servizio. Grillo e Di Maio, che di questo meccanismo perverso sono gli artefici, si guardano bene dall’intervenire.

Non sappiamo se gli “appositi accordi” previsti dallo statuto esistano e se tutelino in qualche modo il Movimento. Lo auguriamo a Di Maio, Grillo e agli altri vertici grillini. Perché in caso contrario dovranno spiegare agli elettori e soprattutto ai militanti che da anni si sbattono e fanno donazioni al M5S, che il loro destino politico è stato messo nelle mani di un’Associazione privata, anzi di un singolo individuo, che gestisce l’unico strumento teoricamente democratico del Movimento e lo può spegnere a suo piacimento se ogni mese non gli arriva la paghetta.

Di Andrea Mazziotti.

Articolo pubblicato su Huffingtonpost.it

 

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