Istituti poligrafici: i nostri dubbi sull'operazione del Governo

 

17 novembre 2021

 

Nunzio Angiola: "Si mettono per strada numerose famiglie e la cosa è particolarmente grave in questa fase post-pandemica".

Nell'ultima legge di Bilancio, ai commi 1001-1003 dell'art. 1, si è previsto di destinare un contingente di finanzieri non superiore a 200 unità allo svolgimento di servizi di vigilanza e tutela dei beni alle sedi dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), finora gestiti da 135 guardie giurate, 73 a Roma e 62 a Foggia.

Nei mesi scorsi abbiamo ricevuto numerose segnalazioni al riguardo, non solo dagli appartenenti al mondo delle Società di vigilanza, ma anche da comuni cittadini.

Infatti, da una prima valutazione, emerge che il costo di gestione del servizio di sorveglianza "esplode", triplicandosi ed anche più, perché si incrementa del costo di 200 finanzieri che hanno un costo aziendale di molto superiore a quello delle guardie giurate (che, peraltro, per legge, hanno la qualifica di incaricati di pubblico servizio) e che hanno orari e prerogative contrattuali (vitto, alloggio, logistica, costi di formazione, aggiornamento e addestramento) diverse da quelle delle guardie giurate predette.

Si prevede, inoltre, un ristoro di costi pari a 5 milioni di euro che viene posto a carico del Poligrafico e che sarà destinato a coprire "il trattamento economico accessorio spettante al personale… compresi i correlati oneri sociali e quelli per il relativo trasferimento, nonché le spese di funzionamento, logistiche e per le dotazioni strumentali".

Ma vi è di più. Con questa operazione, la Guardia di Finanza, anziché nobilitarsi nello straordinario ruolo che svolge, regredisce a meri compiti di vigilanza che da quasi 15 anni venivano svolti nel Poligrafico da guardie giurate, le quali per legge sono chiamate a svolgere tali compiti; si prevedono pesanti oneri a carico della collettività per la necessità ineludibile di assicurare ammortizzatori sociali ai lavoratori che certamente perderanno il lavoro; si mettono per strada numerose famiglie, i cui componenti rimarranno senza lavoro e la cosa è particolarmente grave in questa fase post-pandemica; si sottraggono forze dell’ordine ai territori per lo svolgimento di rilevantissimi compiti di prevenzione e contrasto dei reati in ambito economico e finanziario e la cosa è ancor più grave se si considerano territori come quello di Foggia, più esposti alle infiltrazioni criminali e mafiose.

Per queste ragioni abbiamo provato con una interrogazione a chiedere al Governo quali fossero le ragioni a sostegno della novella legislativa e come intendesse avvalersi della discrezionalità affidatale dalla legge che faceva riferimento al un contingente di finanzieri non superiore a 200 unità, ben potendo essere inferiore e di molto.

Il Governo ben potrebbe dare seguito al volere del legislatore, limitandosi, ad esempio, a mantenere in parte delle guardie giurate e riservando ad un'aliquota minima di finanzieri, anche superiore a quella impiegata fino al 31 ottobre scorso, quei compiti di supervisione, controllo sul lavoro e intervento propri degli Agenti di pubblica sicurezza e che sono preclusi ai privati esercenti un pubblico servizio.

Dopo tutto, si ripete, la legge fa riferimento ad un'aliquota di personale complessivamente "non superiore a 200 unità", ben potendo essere inferiore, anche di molto.

Abbiamo ricevuto da parte del Governo una risposta laconica e, per certi versi evasiva nel senso che "la disciplina in rassegna risulta concepita nell'ottica di rafforzare il dispositivo di vigilanza posto a supporto e salvaguardia delle attività dell'IPZS, le quali rivestono un'importanza strategica per la tutela di interessi primari del Ministero dell'economia e delle finanze, direttamente connessi alla sicurezza, anche in termini di tracciabilità e anticontraffazione". Resta il dubbio, da parte nostra, che l'operazione poteva essere meglio gestita.

Nunzio Angiola

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