Purtroppo l’Italia sta perdendo colpi sull’intero scacchiere internazionale

L'intervista all'ex Capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini.

Generale Camporini, che ruolo sta giocando lItalia nella partita libica, una partita che investe in pieno i nostri interessi nazionali, dal petrolio alla sicurezza, ai flussi migratori?
Per restare alla metafora calcistica, di- rei che l’Italia è a bordocampo, con cartellino giallo, perché stiamo attuando delle politiche formalmente ineccepibili di fronte al diritto internazionale, ma sostanzialmente più favorevoli a una delle parti in causa, e non è Sarraj.

Andando per esclusione, è
il generale Haftar.
Lo favoriamo nei fatti. Perché siamo stati i promotori della nuova missione navale Irini, di cui abbiamo rivendicato con forza il comando. Una missione che ha lo scopo di far rispettare la risoluzione delle Nazioni Unite sull’embargo di armi nei confronti dei contendenti libici. Purtroppo, però, mentre Haftar può ricevere ampi rifornimenti via terra, Irini riesce a bloccare qualsiasi rifornimento verso il Gna (Governo di accordo nazionale, guidato da Fayez al-Sarraj, ndr), di fatto indebolendo il Governo legittimo. Tripoli, come chiaramente dichiarato dai suoi leader, non ce lo perdona. Al di là dell’addestramento della Guardia costiera libica, che peraltro risponde direttamente a una esigenza nazionale italiana, possiamo vantare lo schieramento di un ospedale da campo a Misurata in una ottica sempre di aiuti umanitari. Di fatto, stiamo lasciando il campo a chi è più spregiudicato di noi. D’altro canto, va ricordato che a parte le parentesi degli ultimi anni della colonizzazione italiana, del regno di Idris e della dittatura di Gheddafi, la Libia non è mai stata uno Stato unitario: gli antagonismi storici latenti non hanno fatto che riemergere. A questo punto, non è irragionevole domandarsi se una soluzione sostenibile non sia quella di una federazione o addirittura di una divisione tra Cirenaica, Tripolitania e Fezzan.

Cosa c’è dietro le oscillazioniita- liane: mancanza di visione strategica, eccesso di presunta furbizia diplomatica o cosaltro?
Temo che ci sia soltanto la volontà di essere bravi e rispettosi, a prescindere dalle conseguenze che questo atteggiamento può avere nei confronti dei nostri interessi nazionali. Non ho grandi timori per le attività di Eni, che è così profondamente radicata nel territorio e tra le tribù, da essere praticamente intoccabile. Temo piuttosto che venga rispolverata la vecchia minaccia di Gheddafi e che attenuati i timori per la pandemia, masse di rifugiati vengano avviate verso le nostre coste. Un bell’assist per l’opposizione.

In Libia, nel cuore di Sarraj, lItalia è stata sostituita dalla Turchia di Erdogan. È grazie al sostegno in uomini e in armi, che le sorti della guerra sembrano ora volgere a favore di Sarraj, come dimostra la riconquista da parte delle forze del Gna della base di Al Watiya, il principale hub di Haftar per le operazioni in Tripolitania. Lappoggio turco, in armamenti e uomini, ha decisamente cambiato i rapporti di forza, concordano gli analisti.
È un dato di fatto che la Turchia ha acquisito e sta rinforzando il suo ruolo determinante in tutto il Mediterraneo allargato. E non sto parlando solo di Libia e di Somalia, perché qualcuno si dimentica di quello che sta accadendo nei Balcani occidentali, dove l’influenza di Ankara sta visibilmente crescendo.

Ma ci possiamo permettere questa progressiva marginalizzazione?
La risposta è certamente no. Purtroppo il nostro Governo, ma anche le opposizioni, sono comprensibilmente focalizzati sulla crisi sanitaria, e non c’è un briciolo di attenzione per le vicende ai nostri confini che rischiano di creare danni consistenti, se non irreparabili, al nostro futuro.

Guardando allintero scacchiere internazionale, lItalia sta perdendo colpi?
Purtroppo sì. L’opinione pubblica nazionale, con la complicità della nostra classe dirigente, non si è mai curata a sufficienza di ciò che accade al di fuori dei nostri confini e che ha un impatto diretto sulla nostra vita quotidiana. È un trend culturale in cui ci sono anche grandi responsabilità da parte dei mass media.

Generale Camporini, al di là del Covid-19 e dei pipistrelli di Wuhan, dobbiamo temere il Gigante cinese? Ci troviamo di fronte a un attore internazionale, con una antica cultura, che si è risvegliato. Il suo limite è il mondo, e noi rientriamo in questo limite. Credo che la cosa dovrebbe suscitare qualche riflessione. Mi lasci aggiungere che alcune culture dominanti in Estremo Oriente e non solo, possono realmente costituire una minaccia; minaccia che si può manifestare in molti modi: con l’aggressività economica e finanziaria, e anche con uno strumento militare classico. È il caso di osservare che da tempo le forze armate cinesi si stanno trasformando in fattori di proiezione di potenza: basti guardare, ad esempio, la poderosa base navale stabilita dalla Cina a Gibuti.

Da cittadino, quale idea si è fatto dellazione del governo Conte in questi mesi di crisi pandemica?
Da cittadino ho la sensazione che ci troviamo in una fase di paralisi decisionale mascherata da un frenetico attivismo. Nulla si sta facendo per la predisposizione di strumenti per un reale controllo di quanto sta accadendo. Non ho sentito di alcun provvedimento riguardo ai vari tipi di screening, né di quelli diagnostici né di quelli preventivi. Tamponi e sieri sembrano scomparsi dall’orizzonte, e ogni tanto torna alla luce il tema dell’applicazione “Immuni”, per poi tornare immediatamente nel buio. La diatriba tra Governo centrale ed Enti locali, denuncia un problema istituzionale a cui nessuno sembra voler mettere mano. Mi sembra di essere tornato all’Italia dei Comuni. La politica ha abdicato alla sua funzione cercando un disperato aiuto da parte degli esperti e di fronte a pareri contrastanti di questi, non sa dove sbattere la testa.

 

Intervista completa di Umberto De Giovannangeli su Il Riforsmista.