Intelligenza artificiale, quello che manca alla strategia nazionale

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10/12/2021
Luci e ombre del documento presentato dal Governo.   Finalmente la strategia nazionale italiana per l'intelligenza artificiale (IA) vede la luce con un documento definitivo dopo diverse versioni e bozze che giravano da mesi. È sicuramente un passo necessario per il Paese, essendo l'IA, e tutte le relative tecnologie ed applicazioni collegate, di fondamentale importanza per lo sviluppo economico, industriale, ma anche sociale, presente e futuro. La strategia, che ambisce a colmare un gap rispetto ai principali Paesi europei, presenta tuttavia delle carenze, sia a livello di forma che di sostanza. A livello di forma, la strategia attuale non dettaglia una precisa "road map", né esplicita l'orizzonte temporale che dovrebbe essere di almeno 7-10 anni, viste le tempistiche per ricerche e sviluppo in questo campo. Inoltre, la strategia fa soltanto un accenno alla governance, che in un progetto di questo tipo è però fondamentale. Si parla di un comitato interministeriale ma non si capisce da chi e come sarà composto. In aggiunta, sarebbe interessante capire quale articolazione avrà la governance a livello locale – quantomeno regionale. Sul contenuto, invece, manca in un'ottica di economia verde-blu un capitolo specifico all'utilizzo di tecnologie di IA come supporto alla realizzazione della transizione ecologica (ad es. algoritmi predittivi per minimizzare gli sprechi di acqua o di altre risorse primarie, etc.), sia nel pubblico nel privato. Inoltre, noi di Azione siamo convinti che il punto di partenza debba essere la formazione (scolastica ed universitaria ma non solo, per arrivare poi alle aziende sia del settore pubblico in un’ottica di evoluzione della PA, che privato e in parallelo la strategia dovrebbe pensare alla Popolazione in generale, che dopo tutto sarà l'utilizzatrice finale di determinate applicazioni). In secondo luogo, la strategia dovrebbe dettagliare meglio anche gli investimenti previsti per ciascuna delle 24 politiche previste. Nel documento ogni politica si fa riferimento a voci del PNRR, ma non a quanto delle somme allocate a determinate aree sarà esattamente disponibile per l'IA. È naturalmente possibile che alcuni (o, ci auguriamo, tutti) di questi aspetti fondamentali verranno approfonditi e realizzati prossimamente tramite ulteriori integrazioni, ma il tempo è un fattore chiave. Serve una strategia che possa andare anche oltre i fondi del PNRR affinché sia strutturale e garantire all'Italia un futuro anche a lungo termine nello sviluppo di un'IA etica ed antropocentrica, oltre che di carattere europeo. Giulia Pastorella, David Lacchè e Gruppo IA - Innovazione