Il valore della stabilità

 

11 novembre 2021

 

L'articolo di Raffaele Bonanni. 

Sul lavoro negli ultimi anni i governi sono stati capaci di impostare solo miopi provvedimenti, mai tesi all’occupazione e al solido sviluppo del Paese. Questo perché in Italia non si guarda mai alla crescita, ma all’assistenza. In un mondo in cui l'economia cambia velocemente, gli strumenti come il reddito di cittadinanza o il blocco dei licenziamenti vanno accompagnati necessariamente a un obbligo per il lavoratore, al fine di rielaborare le professionalità.

L’esecutivo guidato da Mario Draghi è stato nominato per portare il Paese fuori dall’emergenza pandemica e per attuare il Pnrr. L'operato del governo è stato, come dicono in molti, una vera e propria "manna dal cielo" nel senso delle potenzialità che si possono esprimere riguardo ai benefici ottenibili nel prossimo futuro in rapporto agli investimenti. Comunque siamo ancora in una fase iniziale, percorriamo i primi passi e abbiamo appena definito il Piano per la ripartenza post-pandemica. Ora esso va riempito e gestito nelle sue singole direttrici. Non bisogna dimenticarsi che, negli ultimi anni, l’Italia è stata trasformata in una repubblica dei bonus. Un sistema che si regge sul concetto di bonus contribuisce in sostanza a determinare una drammatica crescita del debito pubblico, peraltro senza che ci si occupi di governare i fattori dello sviluppo. Nell’invertire tale dinamica distorta l’attuale presidente del Consiglio è stato provvidenziale e anche per questo credo fermamente che egli debba rimanere al governo del Paese, affinché il Piano sia adottato e gestito correttamente. In effetti, se si considerano i mezzi da mettere in campo per attuare il Pnrr, le cosiddette riforme abilitanti, è chiaro che per mettere in moto la macchina è necessario intervenire massicciamente sulla struttura. Se si considera il settore dei trasporti, per esempio, bisognerà intervenire sulle ferrovie, sui porti e gli aeroporti, le autostrade e le strade, per questo serviranno collegamenti efficienti e un piano generale di intermodalità per cambiare radicalmente la logistica in Italia.

Chi gestirà simili strumenti? Quale sarà l’entità che renderà più agili le scelte e la gestione dei processi nella selva dei poteri locali del Paese? Solo una direzione politicamente forte e ispirata potrà permetterci di utilizzare intensivamente le risorse a disposizione. Ad oggi l’abbandono del modello dei bonus, delle regalie, per costruire l’avvenire dell’Italia con percorsi mirati e seriamente gestiti, è l’unica possibilità per evitare di affondare. Dunque Draghi dovrà rimanere al suo posto, e anzi bisogna che intorno a lui si stringano ancor di più le forze politiche e sociali, più consapevoli della sfida in atto. Insomma, la congiuntura storica che stiamo vivendo è una chance unica che non dobbiamo perdere.

Sul lavoro i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni sono stati capaci di impostare solo miopi provvedimenti, mai tesi all’occupazione e al solido sviluppo occupazionale per il Paese. Un esempio di questa incapacità è stato il reddito di cittadinanza, che non essendo legato ad alcun obbligo di formazione per il lavoratore, si è rivelato una misura poco efficace, molto costosa e diseducativa. Questo perché in Italia non si guarda mai al solido e necessario sviluppo, ma all’assistenza, senza considerare che essa senza crescita non può reggere nel lungo periodo. In un mondo in cui l’economia cambia velocemente, gli strumenti come il reddito di cittadinanza o il blocco dei licenziamenti vanno accompagnati necessariamente a un obbligo per il lavoratore, con l’obiettivo di rielaborare le professionalità soprattutto perché è sempre più pervasiva la necessità di aggiornamento professionale.

In ultimo, ma non per importanza ma non per importanza, in Europa ad oggi la presenza degli europeisti più convinti, Macron e Merkel è, per l’uno, minacciata, per l’altra giunta oramai al termine. Un'Italia ben diretta in Ue implica uno slancio italiano forte nel processo di avanzamento verso un'Europa più federale. Il presidente, con il suo prestigio e la sua autorevolezza, potrà senz’altro far convergere le cancellerie Ue verso questo processo importante per noi, come italiani e come europei. Ciò è importante, bisogna ancora sottolinearlo, perché in una prospettiva di decrescita anche ideologica dell'Europa, l'Italia è condannata a soccombere. È importante valorizzare al massimo quello che rappresentiamo e per questo Draghi sarà ancora importante. Non neghiamocelo, negli ultimi anni gli italiani sono stati accantonati a livello internazionale ed europeo, siamo stati messi alla porta sulle visioni più importanti, formali e informali, e questo a causa dell’instabilità della nostra politica. Grazie alla personalità e all’autorevolezza del presidente Draghi abbiamo riguadagnato una considerazione che non dobbiamo assolutamente perdere.

 

L'articolo di Raffaele Bonanni, responsabile Relazioni industriali, sulla rivista mensile di Formiche. 

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