Da Gratteri fango sulla Legge sulla Presunzione d'Innocenza

 

06 febbraio 2022

 

Costa: "Ad essere scontenti saranno coloro che fino ad oggi hanno campato sul marketing giudiziario".

"Oggi sul Fatto Quotidiano il Procuratore Gratteri esprime giudizi durissimi in merito alla Legge sulla Presunzione d’Innocenza (battezzata immeritatamente 'legge Costa'), della quale mi onoro di essere promotore e della quale sono stato relatore alla Camera dei Deputati. Legittima ogni valutazione tecnica; da brividi, invece, l’insinuazione - molto di moda di fronte alle norme non gradite - che la legge provochi un assist alla criminalità organizzata. Un sospetto che infanga il lavoro di chi ha lavorato ad un provvedimento che va esattamente nella direzione opposta: rendere credibile ed efficace l’azione dello Stato. E lo fa senza inventare nulla, ma recependo una direttiva europea.

Ad essere scontenti, certo, saranno coloro che fino ad oggi hanno campato sul 'marketing giudiziario' che è quanto di più pericoloso, incivile, illiberale, arbitrario. Il marketing giudiziario è scientificamente studiato da certe Procure per far conoscere ed apprezzare un prodotto parziale, non verificato, non definitivo: l’accusa. Un prodotto - per quanto modificabile e smentibile - presentato all’opinione pubblica come oro colato. Una forma di condizionamento dell’opinione pubblica, ma anche del giudice, raggiunto da una gragnola di frammenti di informazione proveniente solo da una parte.

I media, sempre pronti a evocare il rischio bavaglio a chi invoca la presunzione d’innocenza, assorbono e trasmettono acriticamente: un’inchiesta viene battezzata con un nome ad effetto? Tutti a riportare alla lettera. Senza domandarsi chi ha scelto quel nome, perché lo ha scelto, se ne aveva titolo. Domandiamoci: con quale spirito critico molti giornalisti seguono le indagini ed assorbono le informazioni trasmesse dagli inquirenti? L’interesse immediato non è quello di approfondire, ma di pubblicare al più presto. Nome dell’inchiesta prima di tutto. Ed a seguire l’impostazione accusatoria, visto che in quella fase la difesa ancora non è pervenuta. 

Sarebbe questa la massima espressione del diritto di cronaca-dovere di informare? Recepire e basta? Scordarsi che dopo le inchieste ci sono i processi? Spegnere il rubinetto delle notizie quando finalmente si apre il dibattimento? La vera sentenza per molti giornalisti è la conferenza stampa della Procura, perché la sentenza vera, quella pronunciata dopo il processo, non interessa più a nessuno. Perché le indagini sono presentate come un processo-inverso: si parte dalla sentenza-conferenza stampa, la si pubblica, la si scolpisce nell’opinione pubblica, poi forse - quando avrà letto gli atti - la difesa potrà controbattere. E potrà farlo in un processo a questo punto senza riflettori, senza titoli, senza interesse. Ecco perché mi sono battuto per recepire la direttiva UE sulla presunzione d’innocenza, ecco perché ho presentato l’emendamento, accolto, sul diritto all’oblio per gli assolti, ecco perché ho proposto che fosse lo Stato a contribuire alle spese legali degli innocenti. Perché uno Stato di diritto deve essere attento, quando immerge una persona nell’ingranaggio della giustizia, a garantire che ne esca, se innocente, nelle stesse condizioni di reputazione e immagine di cui godeva in precedenza.

Ecco perché mi sento offeso da insinuazioni campate in aria. Perché conosco i numeri impietosi delle ingiuste detenzioni, soprattutto in determinate aree del territorio nazionale, e so anche che di fronte a questi numeri lo Stato paga ingenti risarcimenti, ma chi ha sbagliato continua serenamente la sua carriera. Se un cittadino avesse riservato ad una sentenza le stesse critiche che il dottor Gratteri ha dedicato alla legge sulla presunzione d’innocenza, al CSM sarebbero fiorite le pratiche a tutela. Noi non andremo a piagnucolare al CSM, né ci rivolgeremo al Guardasigilli o al Pg di Cassazione. Sarebbe del tutto inutile. Nel nostro Paese il diritto di critica è a senso unico".

Enrico Costa, responsabile Giustizia.

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