Gambe in spalla e continuiamo a lavorare

Il mio commento su referendum e regionali: battaglie giuste ed errori commessi.

Si è conclusa la battaglia sul referendum, una battaglia dura che Azione ha combattuto credendoci molto. Vincere era difficile ma c'era l'assoluta necessità di mobilitare un pezzo d'Italia per dire che i cambiamenti vanno fatti bene e non vale il principio che basta cambiare o aprire "la scatoletta di tonno".
 
Gli elettori si sono espressi e bisogna prenderne atto, perché la Costituzione è dei cittadini. C'è però una larga fetta del Paese - 7,5 milioni di persone - che ha votato no. Persone che provengono da vari schieramenti, o stanno fuori dalla politica, e sono  rappresentate da chi è intervenuto alla bella manifestazione di Milano.
 
Fa piacere vedere che la maggioranza dei giovani abbia votato no. È stata una bella battaglia, meritevole di essere combattuta fino in fondo. Da quella battaglia nascerà uno schieramento ampio di forze, quello che chiamo fronte repubblicano, che non vogliono sottostare a una politica degli opposti estremismi, quello del M5S che detta l’agenda di Governo e quello di  Salvini e Meloni che fanno opposizione.
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Alle elezioni regionali Azione non ha presentato il proprio simbolo da nessuna parte, tranne nel Comune di Trento, dove è andata bene. Abbiamo però commesso un errore in Puglia, va detto chiaramente. In uno scontro così duro e difficile, contro un populista come Emiliano e un sovranista come Fitto, serve più di un’indicazione di voto.
 
Rivendichiamo però l’opposizione a quel modo di far politica che abbiamo visto nella campagna elettorale, con governatori uscenti che firmano 200 assunzioni - senza concorso - in diretta televisiva. E qui veniamo al punto. C’è chi ha vinto e chi ha perso, ma per fare cosa? Per sottomettersi ai populisti e rendersi complici di politiche che i riformisti dovrebbero ritenere sbagliate?
 
Quello che ci dicono queste elezioni è che è sempre più urgente la necessità di non far scomparire le istanze del riformismo - nel centrosinistra e nel centrodestra. Il bipolarismo non è sbagliato in sé ma nessuna nazione può sopravvivere all’alternativa tra populismo e sovranismo. Lo vediamo tutti i giorni.
 
Questa è la nostra battaglia, ed è la battaglia che porteremo avanti con forza. Siamo convinti che ci sia spazio per una politica pragmatica, seria, razionale, non ideologica e che questa politica serva urgentemente, perché i prossimi mesi saranno difficilissimi. Quindi gambe in spalla e continuiamo a lavorare.
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