Patto PD-M5S per Napoli? È come dare un'auto a un ubriaco

Flora Frate: "Le alleanze prive di progetti condivisi sono dannose".

A Napoli Azione c’è. È un partito giovane che si sta lentamente costruendo dal basso raccogliendo sempre più adesioni dalla società civile, dal mondo del lavoro, dai professionisti, dai giovani. Abbiamo comitati presenti sul territorio e una segreteria regionale molto attiva. Come unica deputata napoletana ho l’onore di rappresentare il partito in città affinché sia sempre più presente nel dibattito, a partire dalla sfida delle prossime elezioni amministrative. E proprio guardando all’appuntamento del 2021non posso non constatare che il centrosinistra è partito col piede sbagliato. L’esperienza insegna che la somma aritmetica non crea automaticamente una maggioranza politica. Napoli necessita prima di tutto di una visione, di un progetto di città, di una narrazione che sappia entusiasmare e al contempo raccontare la verità delle cose. Senza promesse vaghe, senza infingimenti di comodo. Altrimenti, quello che ne verrà fuori sarà nient’altro che un’operazione di ceto dirigente, l’ennesima destinata a perdere perché priva di una connessione sentimentale con i napoletani.

 

L’alleanza tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle è carente di una visione comune. L’esperienza di Governo è tecnicamente finita con Italia Viva che ha parlato di una fiducia sciupata e una maggioranza che litiga praticamente su tutto: dal Recovery alla giustizia. Valeria Ciarambino attacca tutti i giorni, anche in modo sguaiato, il PD e il presidente della Regione Vincenzo De Luca. Per non parlare poi degli attivisti napoletani del M5S che hanno firmato un documento contro l’alleanza e contro la candidatura del presidente della Camera Roberto Fico. Diciamo che, con queste premesse, Napoli va a sbattere. Nessuno presterebbe la macchina a un ubriaco. La città non può permettersi salti nel vuoto o cartelli elettorali raffazzonati. Occorreranno invece serietà, programmazione strutturale e una proposta politica credibile. L’amministrazione uscente lascia una città allo sbando, con un netto peggioramento di tutti gli indicatori della qualità della vita: verde, trasporto locale, servizi essenziali, turismo. Ma il fallimento più grande, su tutti è quello che riguarda i giovani.

 

Per questo, prima dei nomi, si dovrà discutere dei temi e dei contenuti che al momento, sebbene invocati da tutti, proprio non ci sono. A cominciare dal disavanzo che grava sulle casse comunali e che richiede un’azione strutturale di risanamento della finanza cittadina. E ancora welfare, periferie, porto. Temi cruciali per un rilancio dell’intera città, senza il quale sarà impossibile un ripensamento anche dell’area metropolitana. Ebbene, questi temi non sono neutrali. Non puoi amministrare una città teorizzando la decrescita felice o confidando in una legge speciale.

 

Spetterà dunque al centrosinistra decidere se costruisce un’alleanza riformista su questi temi oppure inseguire quelle ricette populistiche che sono state già sconfitte dai campani alle scorse elezioni. Azione è pronta a fare la sua parte, partendo però da un punto imprescindibile: siamo alternativi a populisti e sovranisti. Su questo presupposto possiamo lavorare a un progetto comune. Le alchimie costruite in Transatlantico non funzionano. La città merita un’amministrazione all’altezza delle sfide che ha davanti a sé. Perché Napoli è Napoli.

di Flora Frate.

Articolo pubblicato nell'edizione odierna de Il Riformista Napoli.