Arrivati impreparati alla fase 2, da subito risposte alle famiglie

L'intervista di Laura Scalfi al Trentino.

La dirigente scolastica e membro del Comitato promotore di Azione, Laura Scalfi, rileva le mancanze e gli errori della Provincia e suggerisce alcune proposte per il welfare familiare e per la scuola ma senza perdere tempo.

Scuola ma non solo: la roveretana Laura Scalfi, dirigente del Cfp Veronesi e membro del comitato nazionale di Azione (il partito di Carlo Calenda) non si esime dal contestare alcune scelte della Provincia nella gestione dell’emergenza Coronavirus ma soprattutto avanza proposte e suggerimenti sia per il welfare familiare che per la scuola: servono risposte subito in attesa della riapertura delle scuole a settembre.

Scalfi, finalmente la fase 2 è alle porte.
Sapevamo che la fase 2 sarebbe arrivata! Lo si sapeva dall’inizio mancava il quando ma non il se. Eppure nonostante mesi siamo impreparati e monchi. Tutti appesi ad un filo in attesa delle direttive che il governo e la Provincia emaneranno per la ripartenza. Accendi la televisione e senti parlare di imprese, scuola a settembre, campionato di calcio, alberghi e turismo. Ogni giorno un settore si aggiunge, ma qualche cosa mi stride, manca tutta la partita dei servizi a favore di famiglie ma anche e soprattutto, donne, mamme lavoratrici.

Secondo lei si fa poco per le famiglie?
Sì. Ancora una volta nei fatti quotidiani, la politica, l’Italia e il Trentino dimostrano poca attenzione alle esigenze delle famiglie ma anche e soprattutto delle donne, come se queste fossero ancillari al mondo del lavoro, alla ripresa dell’economia, alle professioni.

Ci parli della scuola: si discute molto della loro riapertura e di quando sarà.
Certo la ripresa della scuola, degli asili nido, delle scuole materne e della scuola tutta è importante non solo per gli apprendimenti ma anche per lo sviluppo di una crescita equilibrata, per le costruzioni di relazioni importanti per lo sviluppo psico fisico di bambini e adolescenti. Gli effetti di quanto questa separazione ha influito e sta influendo in termini di crescita del disagio, lo verificheremo più avanti anche se i segnali che già ci arrivano non ci lasciano tranquilli e ci suggeriscono un livello di allerta alto. Ma in attesa che le task force elaborino un piano di rientro che garantisca gli aspetti educativi e li concili a quelli di tutela della salute e del contenimento del rischio contagio il 4 maggio è alle porte e lentamente si riparte e dunque le famiglie non possono certo aspettare settembre. Serve un piano straordinario di welfare familiare che sostenga le famiglie con minori, soprattutto in età 0-6, ed uno per la fascia delle scuole elementari che non possono certo gestirsi in autonomia uno spazio senza scuola e senza campi estivi da giugno a settembre.

In Trentino cosa possiamo fare?
Serve che l’Autonomia Trentina dimostri di essere all’altezza del momento e che destini parte di quei 850 milioni che a più riprese sentiamo evocati per destinarli al sostegno di welfare familiare. Si scelga di destinarne almeno il 5% di questo ingente massa per i servizi alle famiglie dal 4 maggio a settembre e comunque fino a vaccino o cura. Serve passare dalla fase 2 dagli annunci alla proposta. Serve una nuova organizzazione del lavoro che permetta tempi di produzione, apertura uffici, punti vendita ecc: in orario dilatato in modo da organizzare il lavoro dei dipendenti su turni. Serve un patto sindacati-datori di lavoro con la mediazione del governo che garantisca alle famiglie con due genitori che lavorano la conciliabilità dei loro turni, in modo di poter garantire la cura di minori in assenza di apertura di servizi educativi con orari normali. Qualora per specificità dell’attività produttiva o di servizio i doppi turni non siano prevedibili la Provincia di Trento deve dare attuazione alla propria delega in materia di welfare prevedendo vari interventi.

Quali, ad esempio?
Ad esempio l'ampliamento della maternità facoltativa al 30% di tre mesi per le famiglie con figli da 0 a 18 mesi in modo da sgravare i nidi, micronidi e tagesmutter della presenza di bambini molto piccoli per i quali è assolutamente impensabile qualsiasi forma di distanziamento fisico dalle figure di riferimento. Si dovrebbero gestire nidi, i nidi familiari e le tagesmutter con numero di bambini pari a 5 (modalità micronido) dando priorità alle famiglie con due genitori che lavorano, che non possono usufruire di contratti aziendali che permettono la conciliazione o di smartworking. Si dovrebbero gestire le scuole materne con gruppi di massimo 10 bambini. Attivare le reti territoriali, fatte di cooperative sociali, animatori territoriali, fattorie didattiche e in genere di tutti coloro che si occupano di servizi educativi intesi a 360 gradi perché siano di supporto a maestre di scuola materna e nido nella gestione di micro gruppi. Attivare a supporto i tirocini degli studenti universitari delle lauree triennali e magistrali in scienze della formazione, in scienze dell’educazione, in scienze del servizio sociale, in scienze dell’educazione primaria, nonché in scienze psicologiche per la formazione, e l’alternanza scuola lavoro prevista nel triennio dei licei psicopedagogici.

E l’ipotesi di un bonus babysitter?
Garantire alle famiglie non coperte dal posto in asilo nido o scuola materna un bonus baby sitter mensile da un minimo di 200 euro ad un massimo di 600, per sostenerle nelle attività impegnate nello smartworking. Per gli studenti delle scuole elementari chiedere la disponibilità agli istituti del territorio ad attivare micro campi estivi nella fascia mattutina per gruppi di 10 studenti per i mesi di giugno e luglio. Solo così a settembre potremo farci trovare pronti, il sistema Trentino è unito e le risposte devono includere tutti. Abbiamo perso tanto tempo, non dobbiamo perderne più.