10 proposte per la scuola del futuro

Autonomia, flessibilità e inclusione per ripartire nella Fase 3

L'emergenza Covid ha dimostrato in maniera evidente quanto la scuola si interseca con tutti gli aspetti della vita di una comunità: la sua chiusura ha già avuto un costo sociale altissimo ed ha amplificato e aggravato le differenze sociali e culturali esistenti. L’assunzione della Didattica a distanza (DaD) come modalità "normale" per gestire l’emergenza ha avuto quattro effetti:

1) ha reso ancora più evidente la disomogeneità esistente tra diverse aree del Paese e tra tipologie di scuole;

2) ha acuito le situazioni di analfabetismo funzionale e di disagio sociale e culturale;

3) ha palesato la posizione di arretratezza rispetto alla media europea delle competenze digitali della PA;

4) ha messo in evidenza come la struttura monolitica della scuola italiana, la rigidità dei processi organizzativi, delle norme e dei contratti non facilitano una risposta adeguata all'emergenza. Né può consolarci l'impegno encomiabile di docenti e dirigenti, che, laddove ricorrevano le condizioni "ambientali" minimamente idonee, hanno esercitato una preziosa supplenza alla difficoltà di una risposta immediata, puntuale ed efficace da parte del Ministero.

È mancata del tutto una strategia dell'emergenza capace di introdurre nel sistema processi di innovazione e cambiamento, al fine di trasformare parzialmente la crisi in un'occasione di sviluppo. In questo come in altri settori della vita pubblica la risposta della politica è stata e continua a essere di tipo meramente assistenziale, diretta cioè a tamponare gli effetti della crisi in attesa che tutto torni come prima. Ma niente tornerà come prima.

La rinuncia a programmare un'apertura estiva delle scuole per recuperare il ritardo accumulato, utilizzando la finestra di remissione del virus, è un atto di grave irresponsabilità del governo Conte, che ha dimostrato, anche nell’ultimo Decreto Rilancio, una inaccettabile sottovalutazione del problema. Lo stanziamento di 1 miliardo e mezzo non solo risulta del tutto insufficiente, ma non è finalizzato a una riorganizzazione e a un efficientamento del sistema dell'Istruzione, di cui manca qualunque visione. Si finge di ignorare che la risposta all'attacco pandemico fin qui si è riassunta in una sostanziale interruzione delle attività didattiche, demandando agli insegnanti la possibilità di proseguire con lezioni a distanza con mezzi e strutture, però, spesso del tutto inadeguate. I 70 milioni di euro messi a disposizione dalla Ministra Azzolina per l'acquisto di PC e tablet non possono nemmeno definirsi una goccia nel mare dei bisogni degli studenti, che nel 20 per cento dei casi non disponevano di un device o piuttosto di una connessione adeguata. Così è stato perso tempo prezioso e la Fase 1 in molte aree del Paese si è rivelata un fallimento, perché ridotta a mera trasmissione e correzione di compiti, se si eccettua l'orgoglio e a generosità mostrata dal corpo docente, che pure ha cercato di tamponare le molte falle infrastrutturali e organizzative del sistema.

Ripartire ora significa stringere un patto forte con tutti gli attori in campo. Se è verosimile che la ripartenza dovrà essere gestita in situazione ibrida (in presenza e in didattica a distanza o formazione a distanza asincrona) non è pensabile che gli studenti nella medesima ora possano partecipare per metà in presenza e per metà in collegamento online. Chi lo afferma non dà dimostrazione di conoscere i meccanismi di apprendimento, né tantomeno le metodologie didattiche efficaci che sottendono all'una o all'altra condizione ambientale.

Per ripartire serve un ripensamento della didattica, dei suoi tempi e spazi e dell’organizzazione all’insegna di tre parole d’ordine:

  • autonomia, cioè possibilità di definire strategie diverse e specifiche sui territori, in base alle necessità riscontrate, con il coinvolgimento diretto delle scuole.
  • flessibilità, cioè possibilità di derogare a norme, contratti e modelli didattici puramente trasmissivi, per rispondere ad esigenze emergenziali e, in prospettiva, per adeguare il sistema dell’istruzione a una nuova configurazione capace di trasformare l'emergenza in un’occasione di cambiamento.
  • inclusione, cioè capacità effettiva di fare della nuova didattica uno strumento di riduzione del disagio sociale e delle diseguaglianze.

1) I Luoghi - I luoghi in cui fare scuola andranno alterati, andrà modificato il concetto di aula e tutti gli attori dei territori dovranno essere coinvolti in un nuovo patto educativo che preveda anche la messa a disposizione di spazi diversi. Le scuole dovranno potersi relazionare con le istituzioni del territorio e stipulare accordi e contratti per dotarsi di nuove possibilità logistiche.

2) I tempi - Entro il 25 maggio, pur mantenendo una prevalenza per lo smartworking, va chiarito in maniera inequivocabile che lavoro agile non è telelavoro. Andranno specificati i protocolli minimi per garantire il rientro del personale di segreteria, amministrativo e didattico, per poter espletare tutte le operazioni di preparazione agli esami, tra cui consigli di classe e scrutini. Quanto alla ripresa, è necessario riconoscere all'autonomia delle scuole la possibilità di adeguare l'orario delle lezioni all'obiettivo di garantire il massimo di lezioni in presenza in condizioni di sicurezza, anche attraverso lo sdoppiamento di classi e l'organizzazione di doppi turni.

3) I protocolli - Per garantire un rientro ordinato a settembre, entro la prima settimana di giugno le scuole dovranno conoscere i protocolli dettagliati di sicurezza per redigere un piano di fattibilità tarato sulle singole condizioni delle sedi scolastiche, da inviare agli uffici scolastici regionali (USR-quali emanazioni territoriali del ministero).

4) La Mappa del "digital divide" - Le stesse scuole dovranno entro la medesima data mappare la situazione dei loro alunni per conoscere la dotazione individuale di device, reti dati, wifi e tutto ciò che serve per poter partecipare in modo attivo ad una lezione a distanza, analogamente le scuole dovranno indicare fabbisogno di dotazione nelle sedi scolastiche.

5) L’edilizia digitale e le Infrastrutture digitali - Il governo dovrà attivare da subito per scuole primarie e secondarie un piano di recupero dell’edilizia scolastica per renderele idonee ad attivare un piano per “l’educazione digitale”, prevedendo, potenzialmente fino alla disponibilità del vaccino, una situazione ibrida in cui l’apprendimento a distanza si alterni, in mancanza di alternative, a quello in presenza (banda larga, cloud e piattaforme ecc.). Le dotazioni dovranno essere disponibili nelle scuole entro la fine di luglio in modo che le stesse possano essere messe a disposizione degli studenti prima dell’avvio delle attività scolastiche. È necessario garantire un contributo alle famiglie per il collegamento alla banda larga o ultra larga.

6) Il Piano profilassi - Sulla base dei protocolli stilati, qualora questi prevedessero uso di mascherine chirurgiche o sistemi di rilevazione della temperatura e barriere di protezione, dovranno essere approntate da parte del Ministero o degli Uffici scolastici regionali tutte le misure e le forniture per permettere alle scuole di aprire in sicurezza. Sarà compito di questi uffici rendere idonei gli spazi e attivare procedure per il rifornimento costante dei dispositivi di protezione. La scuola è un servizio essenziale, così come ribadito anche dai DPCM: perciò, prima dell’avvio di qualsiasi attività didattica e comunque non oltre agosto, dirigenti, docenti, personale tecnico amministrativo e ausiliario dovranno essere sottoposti ad esame sierologico periodico e, quando necessario, a tampone entro 3 giorni dall’insorgenza di sintomi.

7) La Formazione - Una lezione a distanza è molto diversa da una in presenza: perciò il Ministero dell’Istruzione deve incaricarsi di organizzare, prima dell’inizio delle lezioni a settembre, una formazione docenti specificamente dedicata, che tenga conto dei diversi ordini e gradi di istruzione e che sia in grado di proporre metodologie diverse da quelle puramente trasmissive. L’università potrà dare un contributo decisivo per dare risposte alle nuove esigenze di formazione del corpo docente e per mettere a disposizione il suo enorme patrimonio digitale.

8) I Tirocini – È necessario promuovere tirocini delle lauree che prevedono tirocini formativi a suppporto delle attività didattiche, così da alleggerire i gruppi classe, garantendo il distanziamento fisico necessario. La comunità studentesca potrà inoltre essere coinvolta non solo in ambito educativo, ma anche logistico organizzativo, per supportare le scuole nella gestione delle novità che i protocolli Covid introdurranno nelle organizzazioni scolastiche.

9) Gli Esami di Maturità - È necessario inviare alle scuole i protocolli di sicurezza e le disposizioni sulle modalità di svolgimento degli esami. Non è sufficiente dire in presenza, ma vanno indicate le dimensioni minime dell’aula che ospiterà le commissioni, le modalità per sanificare le attrezzature che gli studenti utilizzeranno nei colloqui, i tempi tra un colloquio e l’altro per arieggiare gli spazi, la possibilità o meno di consentire la presenza di uditori esterni al colloquio. Rileviamo inoltre un gravissimo ritardo nella definizione dei criteri di valutazione. La valutazione dovrebbe essere trasparente e i suoi criteri conosciuti in anticipo. Non si possono cambiare le regole, senza comunicarle agli studenti e al personale della scuola.

10) Le Risorse - Nessuna ripartenza che garantisca la sicurezza può essere a costo zero: se la scuola è prioritaria, non lo può essere solo in tempo di elezioni. Ad essa vanno dedicate risorse e personale. Il Bazooka del governo non può puntare solo le imprese. L’italia spende in istruzione una percentuale di PIL inferiore alla media europea, davanti solo alla Grecia e ad alcuni paesi dell’est e questo non è più accettabile.

 

Gruppo di studio promosso da Azione: Laura Scalfi, Elia Bombardelli, Alessandro Barbano, Mirko degli Esposti, Rosa Bottino, Cristiana Poggio.