Budget UE e Recovery fund, troppi tagli su innovazione e ricerca

Giulia Pastorella e i Gruppi InnovAzione: "Europa rischia di rimanere schiacciata tra Cina e USA"

Nonostante gli annunci altisonanti su digitale, innovazione e ricerca, i negoziati del Consiglio Europeo sul budget 2021-2027 dei giorni scorsi non hanno favorito questi importantissimi ambiti. I fondi previsti per i programmi faro, Digital Europe per il digitale, Horizon Europe per la ricerca e InvestEU, uno schema per stimolare gli investimenti privati e pubblici, sono stati fortemente ridotti rispetto alla proposta della Commissione avanzata in maggio

Digital Europe è passato dagli 8,2 miliardi di euro proposti dalla Commissione ad un finale di 6,7 miliardi di euro, mentre Horizon Europe nella nuova proposta riceverà 75,9 miliardi (+ 5 miliardi di euro una tantum da un piano di stimolo legato al Coronavirus) invece dei 94,4 miliardi proposti dalla Commissione. Invest EU ha visto il suo budget tagliato di 18,8 miliardi. Nel piano di bilancio della Commissione Europea, il programma prevedeva di ottenere 30,3 miliardi, di cui 3,1 per progetti di ricerca e innovazione. Unica nota positiva: gli 1,8 miliardi per le infrastrutture digitali, che non sono stati toccati. 

Certo, rispetto al budget dei 7 anni precedenti queste cifre sono già un notevole miglioramento – basti pensare che per il Digitale c’erano solo €183 milioni per il periodo 2014-2020. E, altrettanto sicuramente, il compromesso rapido ma al ribasso (totale di 1.074,3 miliardi, meno dei 1.100 proposti dalla Commissione ma anche meno del budget 2014-2020, che era di €1.082,5 ) era necessario per far passare, oltre al budget europeo, il famoso Recovery Fund per il rilancio post-Covid. In effetti la presidenza tedesca ha compiuto quasi un miracolo nel trovare una quadra tra i vari interessi dei Paesi frugali e di quelli mediterranei in tempi relativamente brevi.

Tuttavia il rischio, tagliando proprio questi su settori per risparmiare sul totale del budget, è che l’Europa non faccia quel salto in avanti in competitività, digitalizzazione e innovazione che è necessario per la ripresa post-Covid. Inoltre, con investimenti timidi in questi campi, l’Europa rischia di essere schiacciata tra gli altri due giganti tecnologici, Cina e Stati Uniti, impegnati nella cosiddetta “Tech Cold War” (Guerra Fredda tecnologica) per la supremazia tech. Basta pensare che questi due Paesi rappresentano il 75% di tutti i brevetti relativi a blockchain, il 50% della spesa globale per l'IoT e oltre il 75% del mercato mondiale del cloud computing pubblico. E, cosa forse più sorprendente, rappresentano il 90% del valore di capitalizzazione delle 70 più grandi piattaforme digitali del mondo.

Certamente tanto dipenderà anche da come gli Stati Membri utilizzeranno le risorse del Recovery Fund, sia i prestiti che i sussidi a fondo perduto, ma il segnale dato da questi tagli non è positivo. La tanto agognata sovranità e indipendenza digitale, che passa per lo sviluppo e il rafforzamento strategico delle aziende high tech europee, è il mantra della presidentessa della Commissione Von der Leyen ma difficilmente sarà raggiungibile se queste sono le premesse. 

Per fortuna il compromesso raggiunto dai capi di Stato e di Governo può ancora essere in parte modificato dal Parlamento Europeo. Si spera che gli europarlamentari lottino in maniera trans-partitica per aumentare i fondi dedicati alla ricerca, alle competenze e alle infrastrutture digitali. Per ora un gruppo ha scritto una risoluzione che fa ben sperare e che lamenta “i tagli proposti su istruzione, trasformazione digitale e innovazione privano le nuove generazioni di europei del loro futuro”. Pensiamo a loro allora e ricordiamoci che non si sbaglia mai a investire nel futuro, che sia in Europa o anche in Italia, come abbiamo sottolineato con il nostro sostegno al piano Amaldi.