La crisi tra Russia e Ucraina

 

14 febbraio 2022

 

La nota del nostro Centro Studi.

Situazione attuale

A fine gennaio 2022 gli USA hanno rifiutato formalmente le proposte russe indirizzate a Washington e alla NATO i cui punti principali consistevano:

  • nella rinuncia da parte della Nato ad ammettere altri stati (es: Ucraina e Georgia);
  • nell'impegno da parte degli Stati Uniti a non stabilire basi militari nel territorio degli Stati dell'ex Urss che non sono membri della Nato;
  • nel ritiro delle forze dell’Alleanza Atlantica dai Paesi entrati dopo il 1997 (es: Romania e dalla Bulgaria).

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Mentre prosegue un tentativo diplomatico di risoluzione della crisi, a livello militare permane un forte disequilibrio tra le truppe russe e quelle NATO:

  • la Russia ha dispiegato oltre 130.000 soldati su tre lati dei territori intorno all'Ucraina: i) circa 100.000 soldati ad est; ii) circa 30.000 soldati a nord in Bielorussia; iii) parte della sua flotta nel Mar Nero;
  • gli USA invieranno 3.000 soldati in Polonia che si sommano ai 1.700 già dislocati, la Francia potrebbe inviare a breve 1.000 soldati in Romania mentre l'Italia potrebbe inviare 1.000 soldati in Ungheria e Bulgaria a valle dell’incontro NATO del 16 Febbraio.

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Per quanto riguarda i civili invece USA e Russia hanno ritirato tutto il personale diplomatico da Kiev. I paesi dell'Unione Europea invece hanno invitato i cittadini e il personale non essenziale delle ambasciate a lasciare il paese.

Infine, è utile ricordare che non facendo parte della Nato, un'eventuale invasione dell'Ucraina da parte della Russia non comporterebbe automaticamente un intervento armato dei paesi dell'Alleanza Atlantica che al momento sembrano minacciare più sanzioni che un possibile intervento militare. La CIA ha individuato nel 16 febbraio la data in cui la Russia dovrebbe invadere l'Ucraina.

 

Possibili obiettivi della Russia

Invadere l'Ucraina non sembra essere il principale obiettivo del presidente Putin che si troverebbe a dover mantenere (e sostenere economicamente) un'occupazione in un territorio tendenzialmente ostile anche considerando che una parte dei russofoni si identificano come Ucraini (non sono anche russofili).

Più realisticamente gli obiettivi consistono nel:

  • Ottenere la neutralità dell'Ucraina che di fatto dovrebbe costituire uno "stato cuscinetto";
  • Favorire l'insediamento a Kiev di un governo filorusso;
  • Riaprire il dialogo con i paesi occidentali che si sono interrotti dopo la crisi in Crimea nel febbraio del 2014.

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Rispetto al rapporto tra Russia e Ucraina è importante anche ricordare che l'Ucraina: i) è stata la culla della cultura russa in quanto lo stato della Rus' di Kiev, nato alla fine del IX secolo, è poi diventato l'impero russo; ii) ha sempre avuto un ruolo agricolo molto rilevante per la Russia (era considerato il granaio dell’Unione Sovietica).

Infine, la Russia recrimina che a valle della riunificazione delle due Germanie, il presidente americano Bush (senior) si impegnò con il presidente Gorbachev ad evitare un allargamento da parte della NATO negli ex-paesi del Patto di Varsavia. Tuttavia, a partire dal 1999, sia paesi del Patto di Varsavia (es: Ungheria, Bulgaria, Albania, Polonia) sia paesi che facevano parte dell'Unione Sovietica (es: Estonia, Lettonia, Lituania) sono entrati a far parte della NATO.

 

I principali impatti di un conflitto

Oltre agli ovvi impatti negativi di una guerra in termini di vite umane e spesa economica, l'escalation militare avrebbe almeno altri due probabili impatti negativi per i paesi occidentali:

  • Un ulteriore avvicinamento tra Russia e Cina (già facilitato dall'esasperazione dei rapporti tra USA e Cina) che potrebbe avere ad oggetto, tra l'altro, l'apertura di un nuovo gasdotto, la cooperazione spaziale e l'utilizzo di un metodo alternativo allo SWIFT per i pagamenti.
  • Difficoltà di approvvigionamento di gas naturale. In Europa circa il 40% del gas arriva dalla Russia di cui buona parte tramite l'Ucraina. Strade alternative all'importazione del gas dalla Russia sono forse percorribili ma potrebbero richiedere diversi mesi.
  • Interruzione dei lavori per il gasdotto North Stream 2 che avrebbe una capacità di circa 55 miliardi di metri cubi l'anno (l’Italia ne consuma 70 miliardi in un anno).

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Con riferimento alle difficoltà di approvvigionamento di gas naturale, l'Italia e la Germania sarebbero tra i paesi più colpiti in quanto la Russia è il principale paese di provenienza del gas importato (nel 2020 l'Italia e Germania dipendevano dalla Russia, rispettivamente, per circa il 43% e il 55% del gas naturale). La Francia, grazie alla quota rilevante di energia nucleare prodotta, sarebbe tra i paesi meno colpiti insieme agli Stati Uniti.

 

L'irrilevanza dell'Unione Europea

Alcuni leader Europei stanno portando avanti dei tentativi di dialogo con Mosca ma l'UE è risultata complessivamente irrilevante in questa crisi a causa della mancanza di una visione comune tra i vari stati membri (che sono oltretutto esposti a rischi molto diversi). Riteniamo quindi necessario che l'Europa faccia un passo in questo ambito fino ad arrivare ad una politica estera comune. Oltretutto una forza militare europea avrà senso solamente se sarà al servizio di una politica estera comune.

 

Possibili soluzioni

Tra le possibili soluzioni diplomatiche che potrebbero essere perseguite per evitare un conflitto armato la più probabile al momento sembrerebbe la concreta implementazione del Protocollo di Minsk (settembre 2014 e febbraio 2015) che ha posto fine alla guerra in Crimea e che è rimasto in larga parte non attuato. Uno dei punti principali di tale accordo è la concessione da parte dell'Ucraina di un maggior grado di autonomia alle regioni contese.

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