"Scelgo Azione con convinzione. Calenda perfetto interprete liberale"

L'intervista di Enrico Costa al Corriere della Sera

"In questi anni tutte le mie scelte sono state fatte in chiave liberale. Ero, sono e resto liberale. E sono fermamente all'opposizione di questo governo". Enrico Costa rivendica così la scelta di abbandonare Forza Italia per unirsi ad Azione.

Perché ha deciso di andare da Carlo Calenda?

"In Forza Italia ci sono due visioni contrapposte: una spinta ad adagiarsi verso i sovranisti, e l'altra a sostenere un governo dove ci sono i 5 Stelle. Penso che tra questi due scenari, che non condivido, ci sia una autostrada per i liberali che ho ribattezzato liberali liberi, non subalterni ad altre forze che liberali non sono. Calenda è un perfetto interprete di questa alternativa".

Perché FI non incarna più lo spirito liberale? 

"Perché oggi le proporzioni nel centrodestra sono mutate fino al punto di spegnere il motore liberale".

Prima di compiere lo strappo ha comunicato la decisione a Berlusconi? 

"Sì, ci siamo sentiti. Il mio affetto per lui resta immutato. E spero che guardi con interesse e fiducia a questa iniziativa, che rientra nell'alveo del grande popolo liberale che per tanti anni ha saputo ispirare".

E a chi l'accusa di trasformismo che dice? 

"Sono passato dal fare il responsabile giustizia di un partito di 150 parlamentari a essere il capogruppo di me stesso. Poca convenienza sul piano numerico, molta convinzione e coerenza su quello politico. La mia stella polare è una giustizia che respinga ogni pulsione giustizialista".

Articolo pubblicato nell'edizione odierna del Corriere della Sera.