Cassa Integrazione per i lavoratori autonomi, solo un’operazione di marketing politico

Il Governo dimostra di non avere a cuore il destino dei professionisti e degli autonomi.

L’annunciata introduzione di ISCRO (indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa), ribattezzata “cassa integrazione per i lavoratori autonomi”, è stata presentata come un segnale positivo di attenzione verso il mondo delle partite IVA, ma un’analisi puntuale di requisiti di accesso e di platea stimata di beneficiari fa ritenere l’idea, almeno allo stato, niente più che un'operazione di marketing politico.

Vero che la misura - che garantirebbe un assegno mensile compreso tra 250 euro e 800 euro per la durata di sei mesi - è immaginata in via sperimentale, ma l’eventualità di renderla accessibile a chi abbia visto il proprio reddito dimezzato rispetto alla media degli ultimi tre anni, e comunque per un ammontare non superiore a Euro 8.145, rende l’idea della residualità applicativa.

I beneficiari, infatti, complice anche l’esclusione dei professionisti iscritti alle casse private, si immaginano essere non più di 41mila, secondo i calcoli della Ragioneria.

Con riferimento poi all’esclusione dei professionisti suindicati va altresì fatta una precisazione importante. Probabilmente qualcuno immagina che un analogo adempimento di sostegno nei loro confronti dovrebbe essere demandato alle rispettive casse previdenziali, ma l'ipotesi non è in alcun modo sostenibile.

Il sistema previdenziale italiano, che dal dopoguerra funziona con metodo a ripartizione (gli iscritti attivi sostengono con i loro versamenti contributivi quelli in quiescenza) non permette a tutte le casse previdenziali di accantonare importi significativi per poter far fronte ad una cosiddetta "cassa integrazione" di categoria. La dimostrazione di detta insostenibilità la dà in primis l’Inps, che per far fronte alla globalità della spesa pensionistica deve attingere per oltre il 30% dalla fiscalità generale (cioè di tutti): operazione, questa, che le casse private professionali evidentemente non possono fare.

La sperequazione che viene a generarsi con la parzialità di un simile provvedimento è dunque francamente ingiustificata e irricevibile, soprattutto in un momento come questo.

Peraltro, se l’intenzione era quella di aiutare i lavoratori più in difficoltà a causa della pandemia, non si comprende nemmeno l’idea della sperimentazione in sé. Esisteva la possibilità di destinare subito più risorse di quelle messe a bilancio (70,4 mln di euro per il 2021, 35,1 mln per il 2022, 19,3 mln per il 2023 e 3,9 mln per il 2024), soprattutto considerando che questo governo nei mesi scorsi ha stanziato ben 215 milioni sul bonus monopattini e si accinge a spenderne altri per interventi a nostro avviso non prioritari (vedi “bonus bidet”).

In ogni caso, se questo esecutivo e questa maggioranza hanno a cuore il destino dei professionisti e degli autonomi - ma adesso, non “sperimentalmente” - ci sono cose che possono e devono essere fatte senza indugio, a prescindere dall’implementazione di ISCRO (su cui non abbiamo, si ripete, obiezioni di merito, semmai di estensione e soprattutto "di cassa").

Guardando ad esempio al gratuito patrocinio legale ci sono molti pagamenti che devono essere sbloccati con urgenza.

Non sono bonus o ristori, ma compensi il diritto ai quali è già maturato da tempo, e che in molti casi rappresentano una parte consistente delle entrate dei beneficiari.

E poi, ritornando su un piano generale, per quanto scontato, resta necessario allentare una pressione fiscale insostenibile: pressione che costringe molte partite iva a lavorare per almeno metà dell’anno per uno “Stato” che in molti casi purtroppo non corrisponde - né in qualità dei servizi prestati, né in affidabilità dei suoi rappresentanti - il valore e il peso di quell’impegno.

Gabriele Molinari, Responsabile Professionisti e Lavoro Autonomo

 

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