"Renzi sbaglia. No al partito unico con lui e Forza Italia"

L'intervista di Carlo Calenda a La Stampa

Una porta in faccia: Carlo Calenda, chiude ogni possibile intesa politico-elettorale con il suo ex premier Matteo Renzi, perché non si costruisce un grande centro passando da un patto con il Movimento 5 stelle a un altro con Forza Italia e Azione: “Io farei un’alleanza di governo di unità nazionale con tutti, ma niente liste comuni o un partito con Forza Italia e Renzi”. 

Ma come Calenda, Renzi lancia l’idea di un agglomerato con voi e i moderati di Forza Italia e lui lo butta a mare così? Magari tutti insieme potreste ottenere un risultato a due cifre…

“Renzi in questo momento è alleato con 5 stelle e Pd. È autore di questo governo, che di centro non ha assolutamente nulla. Se questa sua idea è una risposta al rischio che ci sia una legge proporzionale con una soglia di sbarramento per l’ingresso in Parlamento alta, secondo me la sua è una risposta sbagliata”.

E perché?

“Il punto oggi non è fare un’alleanza con chiunque, ma costruire un movimento nel mondo con cui è stato fatto dalla destra. Andandosi a riprendere i voti, come Salvini e Meloni, sul territorio e spiegando in tv le proprie idee”.

Quindi non dice di no del tutto…

“Non dico di no al fatto che ci si trovi magari a governare insieme, ma dico no in modo netto al percorso ipotizzato da Renzi, secondo cui un giorno stai con i 5 stelle, poi con Forza Italia e Azione. E le svelo un dato…”

Quale?

“La stragrande maggioranza dei nostri elettori, l’87%, non vuole una fusione e neanche una lista unica con Renzi. Lo abbiamo già chiesto con un sondaggio riservato. Penso che non vogliano stare con lui perché percepiscono che ha un modo di fare politica vecchio. E la cosa sorprendente sa quale è? Se l’87% dei nostri elettori è contro la fusione con Renzi, l’80% è contro la fusione con la Lega. Quindi paradossalmente sono più contrari ad un’alleanza con lui che con Salvini”.

Ma con Forza Italia senza Renzi lei si unirebbe in un solo partito?

“No, ma sono due cose diverse. Io sono favorevole a dar vita a un governo di unità nazionale tutti insieme, ma sono contro l’idea di fare un partito unico, anche con Forza Italia. “Azione” vuole crescere nei sondaggi con la presenza sul territorio e in tv: per un’alleanza alle politiche dobbiamo cercare lo schema più largo possibile. Lo schema europeo in cui socialisti, liberaldemocratici, verdi e popolari lavorano insieme, sarebbe quello giusto”.

Dica la verità, dopo due anni, ritiene di aver fatto bene a mollare il Pd?

“Sì, perché vedo un Pd prigioniero dei 5 stelle, che fa politiche sconclusionate e populiste. Loro e Italia Viva hanno votato qualunque cosa voluta dai grillini: prescrizione, intercettazioni, rinnovo di quota 100. Io non sarei mai stato in grado di tradire ciò in cui credo e che penso, solo per paura di far vincere Salvini alle urne”.

Però, anche se non sostiene il governo, di Conte non pensa male. Come se l’è cavata in Europa?

“Bene. È stato abile nel tenere il punto e non arrivare alla rottura. Ma va pure detto per chiarezza che questi fondi del Recovery sono molto più condizionati di quelli del Mes. C’è un piano soggetto alla verifica del consiglio Ue, con le raccomandazioni della Commissione ora molto rilevanti ai fini della concessione dei fondi. Ci sono 23 parlamenti nazionali che devono approvare l’aumento delle risorse all’Ue altrimenti salta tutto: non dirlo dimostra solo il tripudio di ideologia da cui siamo sommersi su chi ha vinto e chi ha perso. Con questo fondo il governo si è infilato in una strada strettissima, dove lo spazio per fare cavolate e andare dietro a Casalino o Di Maio, è finito. O la percorri tutta questa strada, o ti vai a schiantare.

Articolo di Carlo Bertini nell'edizione odierna de La Stampa